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sabato 10 maggio 2008

Una piccola precisazione...

Non so se avete letto nei commenti sul post "8 Maggio". Bene, uno degli ultimi commenti è firmato Leonardo, un signore che navigando in rete, ha fatto visita al nostro blog, e per spirito di curiosità è venuto al teatro a vedere la nostra rappresentazione.
Indipendentemente dal commento (che peraltro io ho particolarmente gradito) sul bello o sul brutto, vorrei far notare che il teatro, come noi lo intendiamo, non si regge sulle grosse produzioni, ma da gente che ci perde delle ore, che sputa sangue, che spende dei soldi per essere pronta all'apertura del sipario. Se tutti avessimo la visione di Leonardo (non da Vinci), della semplice persona, amante dell'arte, non in senso assoluto, ma nel senso di uscire una sera, essere incuriositi da una bella locandina, ed andare a vedere qualcosa di non firmato, i teatri avrebbero linfa vitale, che non è il vil denaro, ma la gratificazione di un pubblico... Poi alla fine ognuno se ne torna a casa con il proprio pensiero, annoverando la compagnia tra i buoni o tra i cattivi...
Siamo lontani anni luce da realtà come la Francia o come l'Austria o l'Inghilterra, per non parlare della macchina spietata che è Broadway. Il Sig. Leonardo giovedì sera ha spento la tv spazzatura, si è alzato dalla poltrona, è uscito dalle quattro mura casalinghe ed è andato in un teatro. Ha preferito il nuovo, il non visto, ha commentato, si è confrontato con me, mi ha stimolato a fare meglio... Se leggete il suo commento, la sua critica, potrete leggere che il lavoro fatto non è da buttare, anzi, ha colto chiaramente i punti forti e i punti deboli, e se ci dovesse essere ancora un seguito, ci ha suggerito un punto da cui ripartire e migliorare.
Questo significa fare teatro, questo significa guardare il teatro... Non i nomi scritti sulla locandina, ma ciò che ci suggerisce la locandina... Grazie Leonardo e grazie a tutti quelli che sono venuti. A chi è rimasto a casa per pigrizia, o a chi avrà detto "questi non li conosco", a chi è rimasto a vedere un rissoso talent show dico: beh! vi siete persi una bella serata fatta di gente vera, di cantanti veri, di balletti veri, con pregi e difetti, di gente che ha sperato in quell'applauso vero, non becero e isterico, di gente che almeno una sera ha vissuto un momento da protagonista e che da quell'applauso ha forse trovato la voglia per continuare..................

mercoledì 19 marzo 2008

Esserci o non esserci?

Il nostro gruppo si è affacciato al teatro la prima volta nel Maggio del 2004, con la regia e organizzazione di una gara canora in un grande teatro di Firenze. Da li l'idea di un vero spettacolo, e naque Amore, follia, morte a Notre Dame, di chiara ispirazione cocciantiana. Tutto quello che è successo dopo è storia recente, con all'attivo una ventina di rappresentazioni in un crescendo rossiniano fino ad arrivare quello che siamo oggi.

Già, ma cosa siamo oggi? Una domanda che mi sono più volte posto recentemente, a cui non ho trovato ancora risposta. Purtroppo nella città in cui vivo la mentalità borghese, chiusa, invidiosa, bugiarda, bottegaia e becera, si ripercuote in ogni settore del tessuto urbano, compreso il mondo dell'arte, nel senso assoluto della parola. Nella città di un tempo che fu, nascono mostri architettonici, il degrado delle nostre vie e del nostro centro è sotto gli occhi di tutti, e tutto questo all'ombra del Cupolone e del Campanile, e sotto lo sguardo severo di una sudicia statua di Messer Filippo Brunelleschi, e di un giovane David che guarda sconsolato il panorama della città da uno sbiadito Piazzale Michelangelo. E così l'arte in generale... Guardiamo le locandine appese per la città: a parte gli eventi dei grandi nomi, tutto il resto sono manifesti pieni di nomi e di sigle, che pubblicizzano eventi pro quello, pro questo, a favore di... con il contributo di... che in realtà rappresentano la volontà di un gruppo di persone o di amici che se la cantano e se la ballano da soli, tuttal'più con il solito pubblico composto dalle mamme, nonne e dalle zie, prese di peso dalla poltrona di casa e messe sulla più o meno comoda poltroncina del teatro di turno, ad assistere ad un improbabile spettacolo del nipote che si crede De Sica. Ma non è una critica verso chi fà questo, anzi... Chi sono io per giudicare l'arte popolare?
Giudico però l'atteggiamento della scarsa apertura mentale delle persone che si atteggiano a grandi artisti, che hanno la convinzione di essere bravi, e che leggono solo al loro libro. Parole, idee, snocciolate come acqua corrente ma fatti concreti neanche l'ombra. E allora giudico gli spettacoli minori dal punto di vista organizzativo, vere e proprie rappresentazioni alla "viva il parroco", senza uno stralcio di metodo e di classe. Giudico la scarsa disponibilità delle persone pronte a chiedere e mai a dare, giudico l'armiamoci e partite, giudico chi ti prende un braccio quando gli hai offerto una mano.... Ecco, io giudico...
L'8 Maggio a Prato saliremo ancora su un importante palcoscenico italiano, ancora una volta saremo li insieme a quelle poche o tante persone che compongono il nostro gruppo, ma sicuramente saranno la migliore crema di tutti quelli che ci hanno conosciuto e poi sono andati via. Saranno quelli che affronteranno ancora una volta il giudizio di una platea che non conoscono, e dell'applauso che non nascerà per parentela, ma nascerà dal sudore versato a provare e riprovare... Gli spettacoli per gli amici sono fatti per poi riunirsi a bere una birra. Gli spettacoli veri sono fatti per capire se siamo degni di essere chiamati semplicemente artisti...
Noi siamo gli artisti senza nome, e se leggendo queste poche righe ti sentirai di raccogliere la sfida, sali con noi sul palcoscenico e una nuova luce illuminerà il tuo cammino...

sabato 24 novembre 2007

I clandestini

Clandestino è colui che viaggia su di un mezzo di trasporto senza biglietto, oppure occupa abusivamente un posto in un luogo che sia uno stato o una casa, o nella visione più romantica delle cose, amarsi segretamente nel silenzio delle nostre vite, lontano dalla realtà. Noi artisti di strada siamo più vicini a questa descrizione, amiamo l'arte nella sua forma assoluta, non abbiamo confini ideologici, occupiamo, a nostre spese, luoghi sacri come teatri o palcoscenici, rubando ai depositari dell'arte, attimi che rimarranno indelebili nelle nostre menti.
Senza senso e clandestino, rischia di essere anche questo discorso se seguito così, ma essendo l'Istrione, dovevo trovare un aggancio per parlare di chi come noi tenta, non con pochi sacrifici, di mettere in scena l'arte all'ombra dei campanili, in mano ad arcidiaconi cattivi...
Ieri sera sono stato invitato da un caro amico a vedere l'ennesima rappresentazione del Notre Dame de Paris, e non essendo loro una compagnia "vera", ufficiale, la curiosità nasceva dal fatto che il tutto veniva rappresentato in un piccolo teatro accanto ad una chiesa, con i limiti ovviamente imposti dalla struttura. Essendo stato avviato alla comprensione del palcoscenico e di tutti i suoi trucchi dai maestri che collaborano con noi, non voglio stare a soffermarmi su discorsi puramente tecnici, ma voglio elogiare l'iniziativa presa da questi ragazzi, per la voglia di ricreare uno spettacolo che all'origine si compone di mega strutture, ma che con la volontà e l'impegno, può venir rappresentato anche nell'oratorio dietro casa. Costumi, trucchi, scenografie, elementi scenici, balletti, tutto realizzato da ragazzi che di giorno studiano, lavorano, e nei ritagli di tempo coltivano il sogno di non essere più clandestini di un palcoscenico, ma di essere loro stessi attori, macchinisti e tecnici. Casualmente il loro nome è "Compagniateatraleclandestini", che già li definisce tali, ma non per questo meritevoli di un luogo su cui esprimere arte, un palcoscenico donato da un comune, da una struttura statale, che offra loro un rifugio dove almeno per un giorno, possono stare lontani dalle trappole che ci offre la vita quotidiana. I baroni dell'arte rabbrivideranno a leggere tutto ciò, ma ho visto compagnie blasonate tirare avanti spettacoli con un centesimo di impegno rispetto a noi, avendo mezzi mille volte superiori, ma che non sanno infondere quella scintilla chiamata passione e amore...
Bravi ragazzi! "Per un giorno, su ogni testa o signoria" non siete stati poi tanto... clandestini...