giovedì 3 luglio 2008

Diario del capitano...

... data astrale 2 Luglio 2008. Non importa essere il capitano Kirk per incontrare nuove forme di vita, quando ancora bisogna conoscere la vita sulla terra. Credo che la conoscenza di nuove persone e di nuove culture porti sempre ad un accrescimento di ognuno di noi. Sbagliato è affermare la propria cultura, diciamo che ci dovremmo semplicemente distaccare, o non adereire alle forme più estremiste. Non avevo mai lavorato con i Giapponesi, molto spesso confusi con i Cinesi, e ho sempre saputo e creduto che ci fosse una sostanziale differenza. Della Cina abbiamo la conoscenza attraverso le nostre comunità che vivono in italia, ma dei giapponesi? Ieri sera 2 Luglio, ho avuto modo di lavorare con loro in un campo a me piuttosto noto: quello artistico. Se avete letto il post precedente sono stato il presentatore di una serata di un'antica arte giapponese, il Taiko Do, ovvero la via alle percussioni. Il gruppo era capitanato da il maestro Kurumaya Masaaki, un ometto sulla cinquantina, con i capelli lunghi brizzolati, e con l'espressione simile a quella del saggio maestro Yoda in Guerre Stellari. Ovviamente la somiglianza è spirituale, non fisica, ma credo che George Lucas abbia preso ispirazione in giappone per quel personaggio. Contrariamente ad un normale dietro le quinte italiano, l'atmosfera che si respirava era fatta di gesti, sguardi, movimenti e poche parole. Ognuno sapeva cosa fare, conosceva il suo compito, quello che gli è stato assegnato sin dall'inizio, e sopratutto massimo rispetto per la loro guida, il maestro, al quale non veniva rivolta una sudditanza, ma veniva rilvolta ammirazione, anche dall'allievo, forse più bravo di lui, ma sempre nato dai suoi insegnamenti. Nella ricognizione del giorno prima avevo conosciuto sommariamente tutto il cast, ed essendo all'oscuro di quell'arte, ho cercato di capirne il significato anche dai componenti stessi, le loro espressioni, il loro approccio al teatro. Il giorno dopo avevo già modificato il copione che mi era stato dato, perchè era scritto con la semplicità di chi segue quella via, ma non con la malizia di chi la deve narrare. Dopo aver sfoggiato le mie tre parole in giapponese, e una serie innumerevole di inchini, ed il conseguente mal di schiena, il maestro ha voluto una copia del copione da me rimaneggiato, ed ha accettato, senza neanche conoscermi, quello che poi io avrei fatto per lui sul palcoscenico... Li da gigante che ero rispetto a lui, (credo di essere veramente il doppio!) mi sono sentito piccolo piccolo, e mi ha portato sul suo solito piano, e per pochi minuti ho fatto parte di quell'energia... A fine serata, a cena, mi hanno salutato come il loro regista, dandomi un ruolo che non avrei mai preteso ne voluto, perchè a quel tipo di esperienza ero stato invitato dal mio caro amico Daniele Agresti (Daniele San), e l'avrei fatta comunque, perchè comunque sono sempre stato incuriosito dal loro modo di essere e di vivere.
Per il nostro modo di vedere, forse è un tipo di cultura veramente diversa, e per certi versi è bene che sia così, ma forse un pò giapponese mi sento anche io, perchè ieri sera non mi sono sentito Max, o l'Istrione, o il Capo, ma ho fatto parte di un gruppo dove nessuno aveva la pretesa di dire o di fare, ognuno con il suo ruolo ben definito per arrivare insieme alla meta.
Ringrazio il maestro Masaaki e il mio amico Daniele e spero in futuro di fare ancora parte di quella squadra, magari parlando in inglese e facendo meno inchini, perchè stamani ho già preso un Aulin....

mercoledì 2 luglio 2008

Estate e tamburi TAIKO


E' passato già un anno dalla nostra fortunata piccola tournee in Sardegna, e i ricordi che mi portano a quei tempi, sono ricordi belli e indimenticabili. Ovviamente non bisogna campare sugli allori, ma cercare sempre di fare qualcosa di nuovo, di proporre qualcosa di nuovo, o cercare nuovi stimoli in quello che sappiamo fare meglio: stare sul palcoscenico!

Purtroppo la crisi di questi settori colpisce soltanto i più poveri, quelli che già sono sfigati in partenza rispetto alle grandi produzioni con budget sontuosi. E mi sovviene subito la migrazione dell'Italian Wave che l'anno scorso venne rappresentata nella zona di Firenze con il patrocinio del Comune di Firenze, avente in Piero Pelù il promotore. Risultato di quell'ammasso di gente in ordine sparso 400.000 euro di buco, inghiottiti non si sa dove, spesi non si sa come... Questo è solo un esempio vero, per capire come le amministrazioni comunali buttano via i soldi, dimenticando che le piccole compagnie a volte chiedono 500, 1000 euro per essere felici e rappresentare qualcosa di decente. La risposta è sempre la solita: "non ci sono fondi..." quando esempi come l'Italian Wave ce ne sono a cappellate!!! Dovevamo essere nell'estate fiorentina in un bel progetto alla Fortezza da Basso, ma purtroppo l'organizzatore, che peraltro conosco, è rimasto vittima anche lui dei tagli dell'amministrazione comunale, e quindi, in un periodo di piena austerity, al posto delle vocianti e disordinate feste dell'Unità, ci sarà una sobria estate fiorentina, senza particolari emozioni, cercando di seminare, per l'estate prossima, un terreno arido e supersfruttato.

Nel contempo, altri amici degli artisti senza nome, sgomitando e arrampicandosi sugli specchi, hanno ottenuto un piccolo spazio nell'estate fiesolana, altra kermesse con un bel giro di danaro. Lo spettacolo organizzato dall'amico Daniele Agresti, porta all'anfiteatro i tamburi giapponesi, TAIKO, una filosofia che trova fusione nelle percussioni. A presentare la serata non poteva mancare un artista senza nome, il sottoscritto, che tra un inchino e l'altro, cercherà, senza essere blasfemo, di spiegare al pubblico presente il Taiko Do, ovvero la via al Taiko.

Vi aspetto Mercoledi 2 Luglio ore 21.00 Anfiteatro Romano di Fiesole.

martedì 27 maggio 2008

Ciao Sidney...


Ci sono delle persone che non comosci, ma che ti ispirano qualcosa dentro. Non conoscevo Sidney Pollack, ma ammiravo il suo lavoro. Più volte ho usato lo pseudonimo Max Pollack in omaggio al grande regista e attore. Sicuramente Hollywood perde un grande artista, ma di lui rimarranno sempre i suoi film...
L'attore e regista è morto a 73 anni nella sua casa sulla costa di Los Angeles stroncato da un cancro. Premio Oscar per "La mia Africa". Aveva diretto Sean Penn e Nicole Kidman in "The Interpreter" e recitato in Michael Clayton.
Il regista di Hollywood Sydney Pollack, che aveva vinto sette Oscar con l’epica storia d’amore di "La mia Africa" e raccolto grandi consensi per "Tootsie" e "Michael Clayton", è morto ieri dopo avere combattuto contro un cancro. Lo ha detto la sua portavoce. Aveva 73 anni, era nato il 1 luglio 1934 a Lafayette, nell’Indiana. Pollack è morto nella sua casa sulla costa del Pacifico in un sobborgo di Los Angeles verso le cinque del pomeriggio, circondato dai suoi familiari. La portavoce Leslee Dart ha detto che a Pollack era stato diagnosticato un tumore 10 mesi fa, ma i medici non sono mai stati in grado di determinare l’origine della malattia. Negli ultimi anni Pollack si era dedicato alla produzione e alla recitazione e ultimamente era ancora in tabellone a teatro con "Made of Honor". Una volta aveva definito la sua passione per la recitazione come "una scusa per spiare gli altri registi". Era tornato nell’orbita degli Oscar lo scorso anno, recitando una parte importante nel thriller legale "Michael Clayton", di cui è stato produttore, che vedeva protagonista George Clooney. Il suo trionfo è giunto nel 1985 con "La mia Africa", con Meryl Streep che interpretava una proprietaria di una piantagione di caffè in Kenya e Robert Redford nel ruolo di un avventuriero americano di cui lei si innamora. Il film aveva ottenuto 11 nomination agli Oscar e ne ha vinti sette, tra cui quelli a Pollack per la miglior regia e fotografia.
La sua opera Pollak è uno dei cineasti più inventivi della Nuova Hollywood, autore di capolavori di valore assoluto come "Questa ragazza è di tutti" (1966), "Non si uccidono così anche i cavalli?" (1969), "Yakuza" (1974), ma soprattutto "I tre giorni del condor" (1975), opera che narra gli intrighi della Cia ma nella quale è facile percepire il richiamo all’oscura vicenda del Watergate, di tre anni prima. Dopo varie nomination e qualche riconoscimento di contorno, coronò finalmente la propria carriera nell’86, quando conquistò ben sette premi Oscar per "La mia Africa" (1985), tra cui quelli per il migliore film e la migliore regia; il suo palmares complessivo resta comunque invidiabile, e comprende tra l’altro un Golden Globe, un paio di David di Donatello, un Nastro d’Argento a Venezia, una menzione speciale a Berlino.
Lo stile. A quel tempo, nell’era reaganiana, Pollack aveva ormai gradatamente preso le distanze dal suo stile di denuncia e di analisi sociale, asciutto e visionario al tempo stesso, reso celebre tra gli addetti dall’artificio del "cerchio", suo marchio personalissimo, per convertirsi in abile artigiano del cinema popolare, confezionando veri e propri "blockbusters", non privi di pregio artistico e approfondimento politico, come "Diritto di cronaca" (1981) e "Tootsie" (1982): una propensione che in realtà lo animava fin dalle origini, e che era già emersa in maniera eccellente in "Come eravamo" (1973). Fu anche attore misurato e produttore lungimirante, capace di valorizzare il tirocinio giovanile in teatro prima e alla televisione poi; collaborò tra l’altro con Alfred Hitchcock ad alcuni episodi per il piccolo schermo della serie "Alfred Hitchcock presenta": dal grande maestro mutuò forse il gusto per i cammei personali nei propri film, che si concedeva peraltro con parsimonia. Nell’arco della sua vita Pollack seppe sempre fare tesoro dell’esperienza. Da ragazzo, figlio di un farmacista, avrebbe voluto fare il dentista; poi optò per il mondo dello spettacolo, e seguì le orme del fratello Bernie, costumista, trasferendosi a New York dalla natia provincia e studiando recitazione alla "Neighborhood Playhouse" sotto la guida del leggendario insegnante Samford Meisner.
La famiglia Lui stesso insegnò per parecchi anni, inframmezzati da un bienno sotto le armi, e in quel periodo incontrò colei che sarebbe diventata sua moglie, Claire Grisworld. La coppia avrebbe avuto tre figli tra i quali Steven, il primogenito, perito tragicamente nel ’93 in un incidente aereo in California. Già dagli inizi Pollack cercò e trovò la collaborazione con i migliori attori: nelle diverse fasi della sua evoluzione stilistica, infatti, fu sempre molto attento al lavoro degli interpreti, la cui importanza strategica per la riuscita di un’opera sapeva valutare meglio della maggior parte dei colleghi, lungi da qualsiasi tentazione divistica e dall’arroganza del creatore. Un orientamento mai tradito, come comprovarono la collaborazione con Robert Redford, già suo attore di riferimento, insieme al quale fu co-fondatore del "Sundance Institute", autentica istituzione del cinema americano svincolato dalle grandi majors; e con la "Film Foundation" di Martin Scorsese. Era anche un convinto sostenitore del Partito Democratico, scelta di campo che traspariva dal suo lavoro: un esempio tra tutti, "Il cavaliere elettrico" (1979) e il già citato "Non si uccidono così anche i cavali?". Ironico e rilassato sul set, negli ultimi anni non esitò a fare la parodia di se stesso: come quando partecipava alla sit-com "Will & Grace", o quando apparve in una puntata del serial poliziesco "The Sopranos", prestando il volto a un ex medico incarcerato per aver sterminato la famiglia.

sabato 10 maggio 2008

Una piccola precisazione...

Non so se avete letto nei commenti sul post "8 Maggio". Bene, uno degli ultimi commenti è firmato Leonardo, un signore che navigando in rete, ha fatto visita al nostro blog, e per spirito di curiosità è venuto al teatro a vedere la nostra rappresentazione.
Indipendentemente dal commento (che peraltro io ho particolarmente gradito) sul bello o sul brutto, vorrei far notare che il teatro, come noi lo intendiamo, non si regge sulle grosse produzioni, ma da gente che ci perde delle ore, che sputa sangue, che spende dei soldi per essere pronta all'apertura del sipario. Se tutti avessimo la visione di Leonardo (non da Vinci), della semplice persona, amante dell'arte, non in senso assoluto, ma nel senso di uscire una sera, essere incuriositi da una bella locandina, ed andare a vedere qualcosa di non firmato, i teatri avrebbero linfa vitale, che non è il vil denaro, ma la gratificazione di un pubblico... Poi alla fine ognuno se ne torna a casa con il proprio pensiero, annoverando la compagnia tra i buoni o tra i cattivi...
Siamo lontani anni luce da realtà come la Francia o come l'Austria o l'Inghilterra, per non parlare della macchina spietata che è Broadway. Il Sig. Leonardo giovedì sera ha spento la tv spazzatura, si è alzato dalla poltrona, è uscito dalle quattro mura casalinghe ed è andato in un teatro. Ha preferito il nuovo, il non visto, ha commentato, si è confrontato con me, mi ha stimolato a fare meglio... Se leggete il suo commento, la sua critica, potrete leggere che il lavoro fatto non è da buttare, anzi, ha colto chiaramente i punti forti e i punti deboli, e se ci dovesse essere ancora un seguito, ci ha suggerito un punto da cui ripartire e migliorare.
Questo significa fare teatro, questo significa guardare il teatro... Non i nomi scritti sulla locandina, ma ciò che ci suggerisce la locandina... Grazie Leonardo e grazie a tutti quelli che sono venuti. A chi è rimasto a casa per pigrizia, o a chi avrà detto "questi non li conosco", a chi è rimasto a vedere un rissoso talent show dico: beh! vi siete persi una bella serata fatta di gente vera, di cantanti veri, di balletti veri, con pregi e difetti, di gente che ha sperato in quell'applauso vero, non becero e isterico, di gente che almeno una sera ha vissuto un momento da protagonista e che da quell'applauso ha forse trovato la voglia per continuare..................

venerdì 9 maggio 2008

Dice il saggio...


Già chi sarà l'ultimo a chiudere la porta? Una porta aperta tanto tempo fa che sembra ieri... Proprio ieri in quel di di Prato è andata in scena l'ennesima rappresentazione del nostro lavoro, mai uguale rispetto alla volta prima... Si perchè a noi piace anche, non cannibalizzare il teatro che ci ospita, bensi renderlo parte integrante del nostro lavoro. E' un concetto strano per chi intende far teatro, ma noi non abbiamo mai detto di farlo... Eppure ancora una volta eravamo la, a recitare i soliti gesti, che poi soliti non sono mai, perchè c'è sempre un emozione in più che pervade i miei ragazzi... A dirla così sembra che abbia 80 anni, ma in certo senso, se dico miei ragazzi, è per sottolineare quel filo di strana unione, sottile ma forte al tempo stesso, che ci lega ogni qualvolta siamo insieme. Lo so, ho un caratteraccio, e non sopporto correre per partecipare, ma non mi piace neanche correre per vincere: voglio correre per fare del mio meglio, e così deve essere per tutte le persone che compongono la squadra. Non sopporto le incomprensioni che rallentano la macchina.... Certò non tutti siamo uguali, e ognuno ha il suo carattere, sopratutto le donne (e qui si scateneranno in diverse), però logorarmi in discussioni sterili mi fa passare quel buono che ho nella vena dicendo: "ma chi me l'ha fatto fare?". Ieri sera me lo ha fatto fare un ottimo risultato di tutta la squadra, diciamo che si è manifestata come il Max pensiero, seria, propositiva, ordinata, precisa... Tutto ha funzionato sin dalla mattina, ad iniziare dal montaggio tecnico. Poi, a fine serata, siamo finiti a bere una birra, un bel gruppo di bella gente, e l'immagine più bella che conservo è di una sana partita a biliardo tra i ragazzi e ragazze della compagnia .. (chissa se il mio amico Gabriele ha colto l'immagine...) Sono tornato a casa stanco, mentre le luci della città mi indicavano la strada da seguire verso il mio letto... Passando dall'aeroporto ho visto un aereo arrivare ed un altro partire... Sarà così anche la nostra storia? Chissà... Nel frattempo il sole è tornato e il caldo ha permesso di riporre i maglioni che ti coprono durante il freddo inverno ed io sono tornato ad indossare magliette con improbabili scritte... E' un addio o un arrivederci? Dice il saggio...

giovedì 24 aprile 2008

8 Maggio Politeama Pratese



Date le numerose richieste, anche per posta elettronica, per il reperimento dei biglietti dello spettacolo dell'8 Maggio lascio un appunto per l'aquisto dei biglietti, ringraziando tutti voi per le adesioni che ci state dando.




8 Maggio Teatro Politeama Pratese via Garibaldi 33 tel: 0574603758


Box Office 055210804




Grazie a tutti voi!!!!!!!!

lunedì 21 aprile 2008

LE ROTELLE..dal palco al circuito del Mugello!!


Domenica 20 aprile, al circuito del Mugello si e` tenuta la prima gara del nostro "furgonato" Lorenzo Segoni...ad accompagnarlo c'erano anche le pattinatrici: alcune come spettatrici (le Gnu), altre come ombrelline (Mary,Irene e Giulia), addette allo spazio d'ombra che consola il pilota alla partenza e allieta gli spettatori sulle gradinate.
Siamo orgogliose di aver fatto parte del Team Segoni, e di aver trascinato le rotelle oltre che sul palco (cosa che gia` ci sembrava impossibile), addirittura su un famoso circuito!

Elogio della follia


Siamo quasi al rush finale di questa nostra straordinaria avventura iniziata tanto tempo fa... Non è ne un requiem, ne un addio, ma semplicemente una riflessione su quello che ha rappresentato il teatro e i suoi annessi in questi ultimi tre anni e mezzo della mia vita.

Ieri sera sono andato a trovare il mio amico, nonchè un ottimo tecnico del suono, Marco Pulidori, che stava lavorando per un rappresentazione teatrale, e la sera prima avevo cenato con Gabriele Termine, in ritorno dalla sua fortunata tournee con Paganini, e mi sono fermato a riflettere... Parlare con loro che sono si amici, ma anche professionisti del settore, sveglia sempre in me la voglia di conoscenza del quale non sono mai sazio. Non perchè un domani possa sostituirmi a loro, ma perchè la conoscenza di nuove tecnologie e di nuovi sistemi porta a far crescere le nostre idee, le mie idee, sempre pronte alla partenza per un folle viaggio... Da qui, forse, parte la connessione con "L'elogio della follia", di cui un noto editore lo pubblicò nel 1990 con una interessante prefazione:

«Ad affascinarmi dell’opera di Erasmo fu in particolare la tesi centrale della follia come forza vitale creatrice: l’innovatore è tanto più originale quanto più la sua ispirazione scaturisce dalle profondità dell’irrazionale. L’intuizione rivoluzionaria viene sempre percepita al suo manifestarsi come priva di buon senso, addirittura assurda. È solo in un secondo tempo che si afferma, viene riconosciuta, poi accettata, e talvolta persino propugnata da chi prima l’avversava. La vera genuina saggezza sta quindi non in un atteggiamento razionale, necessariamente conforme alle premesse e perciò sterile, ma nella lungimirante, visionaria “pazzia”»[...]«Tutti noi abbiamo certo riscontrato più volte la profonda verità di questa tesi. E nella mia vita [...] sono stati proprio i progetti a cui più istintivamente mi sono appassionato contro l’opinione di tanti, anche amici cari, i progetti per i quali ho voluto dar retta al cuore più che alla fredda ragione, quelli che hanno poi avuto i maggiori e più decisivi successi»[...].

Una bellissima prefazione che racchiude il mio pensiero in tutta la sua totalità, e forse anche la spiegazione ai miei momenti di grande esaltazione del fare, a quelli della più totale depressione... Chi leggerà queste poche righe, poche come quelli che le leggeranno, forse capirà il mio pensiero, che già avevo espresso in un post precedente, ma che ora rafforzo prima della chiusura di questa bellissima esperienza che ho fatto con tutti voi. Ricordo ancora quel lontano novembre 2004, ricordo ancora tutta la parte tecnica fatta di lampade tradizionali, mixer analogici, microfoni-speriamo-che-funzionino... Ricordo Maggio 2007, Saschall di Firenze, 1300 persone, mixer digitale, fari a led, computer di controllo, supermicrofoni, il mio sguardo sulla scena, e la famosa lacrima sul viso di vera soddisfazione... Sicuramente piangerò anche l'8 Maggio, e forse saranno anche le ultime lacrime... Chissà... "...non è per vanità, quel che valgo lo so..."

sabato 5 aprile 2008

Sono veramente stufo!!!!!!!

Stavo assemblando questo articolo sul mio personale blog, quando mi sono detto: perchè non inserirlo anche in questo? Tutto nasce dalla burocrazia, dall'assurdità, dallo schifo di questa italietta da 4 soldi. Veltroni dice: "We can...".... Ma we can cosa?!?!?!?!? Cosa possiamo fare? Il Can can?
Recentemente ci siamo recati più volte al teatro dove faremo la nostra piccola rappresentazione, e devo dire che la cortesia delle persone che ci hanno accolto è roba di altri tempi. Purtroppo di altri tempi non sono gli usi e costumi degli organi di "controllo", che come vecchie matrone, si surrogano il diritto dei loro possedimenti. Il tutto nasce dalla stesura dei biglietti e le modalità di vendita e assegnazione. Ad un certo punto ci viene detto che 8 posti, sono riservati alla Agenzia delle Entrate e alla SIAE. Cooooooooome?!?!?!?!?!?! Riservati?!?!?!? Vogliamo fare due conti allora? La spesa per l'allestimento dello spettacolo, teatro compreso, si aggira intorno agli 8.000 euri (dico ottomila!!!) e a ben fare dovremmo riuscire a vendere 800 posti ad una media di 10 euro l'uno. Ma chi sono gli artisti senza nome? Un gruppo di imbecilli con la passione del palcoscenico, che "casualmente" gli riesce anche bene, che vogliono fare anche della beneficenza, ma che non avranno mai aiuti da nessuno per "vendere" la loro arte, ma dovranno contare sul passaparola per sperare di coprire almeno le spese. Nello stesso teatro a Maggio ci sarà Massimo Ranieri (scusate il paragone) e il biglietto costerà 65 euro!! (le vecchie 130.000 lire). Ma le spese del teatro sono uguali sia per lui che per noi! Ma come, noi ci accolliamo le spese e in più dovremmo regalare i posti a chi ci tassa (SIAE)? Lo so che queste cose sono effimere rispetto a quello che accade in Italia, ma sono lo specchio di quello che accade... "C’era una volta l’Italia", la terra che vendeva sogni al resto del mondo in tutti i settori. Una vecchia zia che abita da anni vicino a Toronto ti chiama preoccupata: «Ma cosa sta succedendo lì?». Dice che lei, ormai, quasi si vergogna. È colpa di Fox News, della Cnn e anche di Rai International. Tutte quelle cattive notizie che si ripetono come una litania sono difficili da digerire. Napoli è una pattumiera. L’Alitalia non vola. La mozzarella di bufala che sa di diossina e perfino in Corea non la vogliono più. Ora il vino con l’acqua e chissà quante altre schifezze. Il Brunello, nobiltà del rosso, che contamina il Sangiovese con uve bastarde. E i francesi, gli spagnoli, i greci, perfino i greci, che ridono. Magari si esagera, magari non tutto è vero, ma intanto il danno è fatto. E le precisazioni, i distinguo, le mezze smentite non bastano. L’onore è perduto. Era da tanto tempo che l’Italia non godeva di una così cattiva fama. Ora bisogna farci i conti. Il clima economico non aiuta. La recessione è qui davanti a noi, e le stime economiche che parlano di crescita zero confermano ciò che molti italiani scontano sulla propria pelle. Non servono le statistiche per sapere che troppa gente non riesce a pagare il mutuo. C’è un sentimento diffuso di paura, di pessimismo, che fatica ad andare via. È come se un mago cattivo avesse gettato, con un tiro di dadi, un incantesimo del sonno su tutto il Paese. Cosa è successo? C’è un vecchio romanzo di Ayn Rand che racconta la malattia dell’Italia. Il titolo è la "Rivolta di Atlante". È un mondo soffocato dalla burocrazia, dove tutti quelli che hanno talento e coraggio vengono disillusi. È un luogo dove il rischio è un tabù, dove gli imprenditori (come noi) vengono accusati di egoismo, dove il denaro è sterco del diavolo. È una civiltà dove un’élite culturale e politica spaccia per solidarietà un buonismo melenso. È il regno dei predicatori con la faccia da prete, dove c’è sempre qualcuno che dice di voler andare in Africa e non ci va mai. È il bluff di un Paese dove si pretende di controllare tutto e tutto sfugge. Dove la moneta cattiva scaccia quella buona. E la colpa è sempre collettiva. Cosa accade se le poche «minoranze coraggiose», quelle che il sociologo De Rita ritiene siano l’ancora di salvezza dell’Italia, smettono di lottare? Cosa accade se questi qui scioperano? Cosa accade se quelli come noi smettono di credere ai sogni? Cosa accadrebbe se i nostri sogni non venissero più fuori? Rimarrebbero nei cassetti e nelle lacrime di un bambino che non vuole crescere, spazzati via da liti televisive a spettacoli mediocri, mentre nel resto del mondo si sogna ancora.... Leggete la Rivolta di Atlante. È lì la soluzione.

sabato 29 marzo 2008

Rialzati.... Barbara!!!!

La nostra coreografa Barbara Pasqui recentemente ha avuto un disturbo che l'ha portata a frequentare un reparto dell'Ospedale di Careggi. Ricoverata la mattina e operata la sera, avevamo già perso ogni speranza nel riaverla tra noi. Ma lo spirito è più forte del fisico, e dato un calcio al dolore, si sta avviando verso una sicura guarigione, pronta a tornare al comando dei folli!!! Per usare un detto del Cavaliere: Rialzati Barbara!! cha abbiamo bisogno di te!!!!
Un abbraccio da tutti noi!!!

sabato 22 marzo 2008

Preghiera del Clown


Dal film:"Il più comico spettacolo del mondo" (Totò)


Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo.

Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa' che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi.

Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini. Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l'unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa' che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore.

Guardaci dalle unghie delle nostre donne, ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi, dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamante le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici.

Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un pò perchè essi non sanno, un pò per amor Tuo, e un pò perchè hanno pagato il biglietto.

Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.

C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.

mercoledì 19 marzo 2008

Esserci o non esserci?

Il nostro gruppo si è affacciato al teatro la prima volta nel Maggio del 2004, con la regia e organizzazione di una gara canora in un grande teatro di Firenze. Da li l'idea di un vero spettacolo, e naque Amore, follia, morte a Notre Dame, di chiara ispirazione cocciantiana. Tutto quello che è successo dopo è storia recente, con all'attivo una ventina di rappresentazioni in un crescendo rossiniano fino ad arrivare quello che siamo oggi.

Già, ma cosa siamo oggi? Una domanda che mi sono più volte posto recentemente, a cui non ho trovato ancora risposta. Purtroppo nella città in cui vivo la mentalità borghese, chiusa, invidiosa, bugiarda, bottegaia e becera, si ripercuote in ogni settore del tessuto urbano, compreso il mondo dell'arte, nel senso assoluto della parola. Nella città di un tempo che fu, nascono mostri architettonici, il degrado delle nostre vie e del nostro centro è sotto gli occhi di tutti, e tutto questo all'ombra del Cupolone e del Campanile, e sotto lo sguardo severo di una sudicia statua di Messer Filippo Brunelleschi, e di un giovane David che guarda sconsolato il panorama della città da uno sbiadito Piazzale Michelangelo. E così l'arte in generale... Guardiamo le locandine appese per la città: a parte gli eventi dei grandi nomi, tutto il resto sono manifesti pieni di nomi e di sigle, che pubblicizzano eventi pro quello, pro questo, a favore di... con il contributo di... che in realtà rappresentano la volontà di un gruppo di persone o di amici che se la cantano e se la ballano da soli, tuttal'più con il solito pubblico composto dalle mamme, nonne e dalle zie, prese di peso dalla poltrona di casa e messe sulla più o meno comoda poltroncina del teatro di turno, ad assistere ad un improbabile spettacolo del nipote che si crede De Sica. Ma non è una critica verso chi fà questo, anzi... Chi sono io per giudicare l'arte popolare?
Giudico però l'atteggiamento della scarsa apertura mentale delle persone che si atteggiano a grandi artisti, che hanno la convinzione di essere bravi, e che leggono solo al loro libro. Parole, idee, snocciolate come acqua corrente ma fatti concreti neanche l'ombra. E allora giudico gli spettacoli minori dal punto di vista organizzativo, vere e proprie rappresentazioni alla "viva il parroco", senza uno stralcio di metodo e di classe. Giudico la scarsa disponibilità delle persone pronte a chiedere e mai a dare, giudico l'armiamoci e partite, giudico chi ti prende un braccio quando gli hai offerto una mano.... Ecco, io giudico...
L'8 Maggio a Prato saliremo ancora su un importante palcoscenico italiano, ancora una volta saremo li insieme a quelle poche o tante persone che compongono il nostro gruppo, ma sicuramente saranno la migliore crema di tutti quelli che ci hanno conosciuto e poi sono andati via. Saranno quelli che affronteranno ancora una volta il giudizio di una platea che non conoscono, e dell'applauso che non nascerà per parentela, ma nascerà dal sudore versato a provare e riprovare... Gli spettacoli per gli amici sono fatti per poi riunirsi a bere una birra. Gli spettacoli veri sono fatti per capire se siamo degni di essere chiamati semplicemente artisti...
Noi siamo gli artisti senza nome, e se leggendo queste poche righe ti sentirai di raccogliere la sfida, sali con noi sul palcoscenico e una nuova luce illuminerà il tuo cammino...

lunedì 17 marzo 2008

Colpo di fulmine

Ultimamente sto visitando un po le produzioni teatrali amatoriali per capire cosa propone il teatro, che non sia professionale, ma fatto da chi ha la passione dentro. Certo anche li c'è da scavare per trovare qualcosa di decente, e questo rende un po' l'idea di come ancora siamo lontani anni luce dagli altri paesi europei, soprattutto in tema di musical. La vittoria di Giò di Tonno e Lola Ponce all'ultimo festival di Sanremo ha un pò sottolineato questa nostra voglia di musical, anche se tra dire e il fare c'è sempre di mezzo il mare. Notre Dame de Paris ha aperto le porte dei palazzetti, ma non tanto le menti di altri ideatori di opere, vedi Dalla, PFM, Bennato, che non hanno brillato per le loro produzioni, anzi... Anche Romeo & Giulietta, nonostante una notevole campagna pubblicitaria, non avrà la stessa eco del Notre Dame, e sembra un brutto clone, per di più poco avvincente. Le premesse della canzone della Nannini non sono tanto rosee, perché sfruttare un successo come "Sei nell'anima" e riproporlo sotto un altro nome... non è un granché, però momentaneamente ha funzionato e per la prima di Pia de Tolomei ci sarà il tutto esaurito sicuramente. Dunque ancora per un pò, dovremmo campare con gli incassi del Notre Dame, che furbescamente è ritornato in scena con il primo cast, e che casualmente, i loro cantanti si sono presentati al Festival con la canzone di un altro musical che sta nascendo, guarda caso scritto da Gianna Nannini e prodotto da David Zard. Solo coincidenze? Mah! Non credo... Purtroppo il solito schema clientelare-politico-culturale si ripercuote anche qui, in questo settore che già arranca sotto il profilo delle buona produzione... L'unica nota positiva è venuta fuori proprio da Giò di Tonno, quando ha sottolineato la sua totale affezione verso questo lavoro, che lui ha considerato duro e poco renumerativo in termini economici. Forse è ancora influenzato da Quasimodo, o forse è proprio così, ma per adesso è l'unica voce fuori dal coro che abbia detto qualcosa di diverso... Speriamo non perda quel poco di "gobba" che gli è rimasta e continui su questa strada...

giovedì 13 marzo 2008

Campionati Italiani Pattinaggio a rotelle


Meno due giorni ...è arrivato il momento!!! Sabato e Domenica si terranno i Campionati Italiani gruppi spettacolo al Palamadigan di Montecatini! Il "NEW FLORENCE" scenderà in pista con i suoi due programmi ; sabato con il piccolo gruppo "Storm" e domenica il quartetto con "Vita da Bruco". Questa volta non si aprirà un sipario ma davanti a noi ci sarà un palazzetto pieno zeppo di facce. Noi saremo lì pronti ad andare in "Scena" cercando di dimostrare tutto...quanto valiamo e quanto abbiamo lavorato, nonostante tutto e tutti...saremo la in pista a tirare fuori il meglio di noi stessi ...e se ora ci penso mi emoziono già!! Invito tutti gli "artisti senza nome" a unirsi al tifo dei nostri genitori e amici e a sostenerci e perchè no a ballare la Colita a giochi finiti!!!!
p.s. Per chi ci vuole raggiungere la gara inizierà alle ore 19.45 di sabato

lunedì 10 marzo 2008

Due tecnici molto speciali

Domenica 9 Marzo ha avuto il primo vagito lo spettacolo "Due tecnici molto speciali" in scena a Dicembre 2008. Il luogo era il teatro Sancat di via del Mezzetta a Firenze, l'occasione una serata alla "viva il parroco" con un-pò-di-tutto-mix e dulcis in fundo l'apparizione degli artisti senza nome. Devo dire che prove non ne sono state fatte, e il tutto si è giocato sull'improvvisazione di una scaletta che avevamo già riproposto a Castiglioncello.
Fino al minuto prima di salire sul palco non avevo grossi problemi, ma quando sei li e senti il cuore battere sul collo capisci che è il momento: si va in scena!. Come sempre fondamentale è la risposta del pubblico anche alle più minime gag, carburante ideale per stemperare la tensione, che va via via calando quando sai di fare la cosa giusta. Sul palco con me oltre all'altro protagonista Tony Dugini, la coreografa e ballerina Barbara, e le altre ragazze del gruppo le due Ilarie, Clarissa, Leonardo e Giacomo. Special guest Marcello Fusi e Luisa Turrini.
Che dire... riguardando il filmato direi che la strada intrapresa non è male. Certo che prima di arrivare alla meta ancora ce ne vuole, però sono convinto che con la forza della semplicità riusciremo a confezionare un prodotto piacevole e sopratutto nuovo nel panorama teatrale inflazionato da prodotti discutibili. In fondo è la nostra missione: liberare i teatri dal vecchio e dal retorico, e dare al popolo un momento di svago e di sorriso, perchè è questo il motivo per cui un artista deve essere tale....