mercoledì 20 gennaio 2010

Equo compenso, ma stiamo scherzando?!?!?!?!?


E cosi mentre noi eravamo a smaltire le sbornie dei vari cenoni natalizi preparandoci al 2010 come anno del riscatto, il 30 dicembre il ministro Bondi – per fare un favore alla Siae e proteggere il diritto d’autore degli “artisti” – ha concepito l’ennesima italica tassa in termini di innovazione e tecnologia. Come se non bastasse dei "furti" giornalieri di quel carrozzone creato da un ottima idea di Ricordi e trasformato in società nel 1882, oggi il Ministro dei Beni e attività culturali ha pensato bene di introdurre questa tassa chiamata equo compenso .... Ma chi sono i futuri "tassati"? Ma semplicemente a tutti i possessori di memorie fisiche (hard disk, telefoni, macchine fotografiche, dvd, cd, chiavi USB, etc). Perchè direte voi. Semplice! Dato che la Siae lucra già su di un attività che vede impegnate numerose persone (leggi il post precedente) il Ministro che dovrebbe amministrare ha pensato bene di girargli questa "piccola" fetta di mercato (si parla di 40 milioni di telefoni cellulari sparsi per l'Italia) così tanto per gradire. Il maggior fastidio di questa decisione, non è la tassa in se, ma il fatto che la Siae commette ogni giorno, a locali, bar, ristoranti, negozi, teatri, un vero e proprio salasso in termini monetari, pensando ad esempio al famoso euro o euro e mezzo applicato ad un biglietto per il teatro, o ai famosi borderò che i cantanti riempiono ogni volta che cantano le canzoni. Nessuno si è mai chiesto perchè tali "lenzuoli" costino una cifra fissa e non variabile rispetto ai brani eseguiti. Oggi arriva anche questa, con lo scopo di "proteggere" il diritto d'autore successivamente l'aquisto di un CD musicale di Renato Zero (per intendersi) perchè noi pagassimo anche la nostra lecita intenzione di riprodurlo, ad esempio, sulla chiavetta MP3 che usiamo quando andiamo a fare joggin. Diciamo che fin qui potrebbe anche essere logico. Ma dato che non siamo dei vulcaniani a quanto ammonta il costo della tassa? Un forfettario euro a dispositivo? Non penso proprio anzi, dalla tabella estrapolata da tale decreto leggiamo che una chiave USB di 1 Gb pagherà 3,22 euro, praticamente il costo della stessa. Una compact flash per la nostra macchina fotografica da 8 Gb, avrà un surplus di 4,51€ ovvero 1/4 del costo. Il top è per i supporti di memoria come gli hard disk, che oltre i 250Gb pagheranno la bellezza di 28,98€ praticamente il costo dello stesso hard disk. La Siae si difende dicendo che in Europa tutti i prodotti che permettono la copia delle opere prevedono da anni il compenso. In Francia i compensi dal 2008 sono il 50% più alti di quelli stabiliti dal decreto e in Spagna, ad esempio su il cellulare, il compenso è di 1 euro e 10, in Croazia è di 1 euro e 37 centesimi. Il compenso stabilito dal decreto in Italia è 0,90, il prezzo minimo di un caffè. Personalmente faccio una grossa difficoltà a comprendere il motivo per il quale i cittadini italiani dovrebbero essere costretti ad offrire un caffè alla Siae ogniqualvolta acquistano un cellulare. Non gli bastano i caffè provenienti dalle gabelle applicate al settore amatoriale? Una delle più rilevanti assurdità del decreto sta proprio nell’estensione del prelievo a cellulari, pc, decoder, game console che non hanno come funzionalità principale la duplicazione di contenuti digitali. In Europa, come ha avuto modo di ricordare Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, 23 Paesi su 27 non prevedono alcun compenso sui cellulari mentre i pc sono tassati in un solo Paese e nessuno tassa le game console.

La macchina Siae nel 2008 è costata oltre 187 milioni di euro. A nostro avviso il sistema culturale italiano non può permettersi di supportare costi di questo genere ed è, d’altro canto, facile immaginare che se Siae operasse in un mercato aperto anziché in posizione di monopolio i costi di esercizio si ridurrebbero rapidamente e drasticamente. Sempre dal bilancio 2008 si rileva che la Siae ha circa 650 milioni in disponibilità liquide e 336 milioni di immobilizzazioni finanziarie. Insieme fanno il 77% del patrimonio. In altri termini, 3/4 del patrimonio Siae è costituito da depositi presso conti correnti e conti titoli. Il motivo di così tanta liquidità sta proprio nell’attività di Siae: la società raccoglie i diritti, li deposita in propri conti e solo in un secondo tempo li distribuisce ai legittimi titolari. Se si considera che i diritti distribuiti ammontano ogni anno a poco meno di 700 milioni di euro, si capisce per quale ragione Siae disponga di tanta liquidità. E’ dunque vero che, come si legge nel bilancio “tale componente reddituale, benché di natura finanziaria, va annoverata fra i proventi tipici del business” ma, proprio per questo motivo, è tanto più grave quell’investimento in 40 milioni di euro in Lehman & Brother che si è trasformato in una perdita patrimoniale secca di 35 milioni. Questo, nei fatti, non costituisce un investimento effettuato dalla società, ma di una speculazione fallimentare compiuta con i soldi degli autori. Tale defaillance, pertanto, si configura come un gravissimo errore di gestione per il quale sarebbe auspicabile avviare una indagine parlamentare.

domenica 3 gennaio 2010

La legge sullo spettacolo a che punto è?

(fonte ZioGiorgio)
Siamo a fine anno, tempo di Natale, di feste e di regali e la nostra Redazione non può che unirsi al coro degli Auguri!
 Ma a fine anno si fanno anche i conti tant'è che, pur seguendo la vicenda oggetto del dibattimento ormai da mesi, abbiamo atteso con trepidazione fino a questo punto, cercando e aspettando una notizia ufficiale che annunciasse la nuova legge sullo spettacolo dal vivo.
Di fatto ad oggi, 31 dicembre 2009, la situazione è quella riportata nel sito di open parlamento, dove è possibile seguire quasi in tempo reale gli aggiornamenti: open parlamento.
Come si può vedere la legge deve essere ancora approvata alla camera, per poi passare al Senato e, solo a quel punto, diventare legge. E' pur vero che gli ultimi Governi ci hanno abituato alle votazioni della mezzanotte ma, verosimilmente, se ne riparlerà nel 2010.
Ma facciamo un passo indietro, perché della proposta della “legge quadro per lo spettacolo dal vivo” firmata a suo tempo da Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi, deputati del Pdl, se ne parla già dal marzo scorso e le dichiarazioni entusiastiche ne davano una quasi certa risoluzione entro la fine dell’anno.
Seguire la vicenda nella sua interezza è stato impossibile. Non fosse altro che per il gran numero di politici, parlamentari e personaggi dello spettacolo che si sono avvicendati a protagonisti nei mesi che separano marzo ad oggi.
Abbiamo comunque individuato due esponenti politici che sembrano aver preso a cuore la vicenda, le Parlamentari Gabriella Carlucci (PDL) e Emilia De Biasi (PD) tanto che, giusto per semplificare, di legge Carlucci-De Biasi al momento si parla.

Come se non bastasse a movimentare le acque si sono aggiunti a fasi alterne, con toni alcune volte coloriti e spiacevoli, il Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, prima definendo i “registi parassiti” e poi parlando degli "organici esorbitanti dei teatri lirici", e un pezzo apparso su Il Foglio del 13 novembre a firma del Ministro Bondi, dal titolo “Artisti: che accattoni“.
Per dovere di cronaca il Ministro Bondi a parlato di "fraintendimenti" in seguito alle polemiche scaturite nei giorni seguenti il suo articolo…


Nonostante tutto un primo testo dell’ormai famosa e agognata “Legge quadro per lo spettacolo dal vivo” siamo riusciti a reperirlo facendo notare però come esso stesso sia fermo al 8 ottobre 2009, data dopo la quale occorre continuare a seguire le diverse manipolazioni del testo un po’ a fiuto…
Viceversa è doveroso anche sottolineare come, in fatto di legislazione, questa nuova proposta vada a colmare un vuoto più che ventennale, visto che dopo l’emanazione della legge “madre” del 1985, istitutiva del Fus (il Fondo unico per lo spettacolo), non sono mai state varate dal Parlamento le leggi “figlie”.
Ma perché questa legge è importante? 
Ognuno di noi, che si considera giustamente parte in causa, avrà cento e più motivazioni per considerare una riforma legislativa e contrattuale del mondo dello spettacolo assolutamente necessaria, ma analizzando la situazione in un’ottica meno “romantica” e più materiale si può comprendere come il settore sia tutt’altro che trascurabile.
Questo perché non siamo i soliti quattro gatti, visto che alla categoria "spettacolo" vanno inseriti anche tutti gli appartenenti alle categorie di cinema, teatro, lirica…
Ed ecco che allargando leggermente lo sguardo, ci saltano all’occhio numeri di tutto rilievo (fonte www.tafter.it e Annuario del Turismo e della Cultura).
I dati si riferiscono al 2007, anno in cui la fantomatica “crisi” non era ancora così conclamata…
Comunque sia in Italia il settore della musica e dello spettacolo produce un valore aggiunto di 5.186,2 milioni di euro, impiegando circa 120 mila addetti.
In particolare, secondo i dati riportati Annuario del Turismo e della Cultura proprio nel corso del 2007, l’attività teatrale ha generato un volume d’affari pari a 520 milioni di euro; l’attività concertistica pari a quasi 300 milioni di euro; le attività di ballo e i concertini hanno superato il miliardo di euro (capito bene i concertini…); le attrazioni dello spettacolo viaggiante hanno mosso 298 milioni di euro; e le manifestazioni all’aperto, insieme alle manifestazioni multigenere, hanno fatto registrare un volume d’affari pari a 123 milioni di euro.
Sempre nel 2007 sono stati individuati nel nostro Paese, 158.521 luoghi dedicati allo spettacolo, che hanno ospitato quasi 2.670.158 eventi, di cui 169.226 hanno riguardato attività di teatro, lirica, rivista e commedia musicale, belletto, burattini e marionette, arte varia e circo.
Questi i dati ufficiali trascurando e omettendo arbitrariamente la categoria cinema che da sola raddoppia quasi i numeri in fatto di maestranze.


Siamo al cospetto di cifre importanti tanto che a livello di "impiegati" - e sarebbe il caso che lo capissero anche i legislatori - si parla di un numero di lavoratori almeno pari a quello dei grandi stabilimenti automobilistici…


Ma torniamo all’argomento in esame. Letto e digerito (si fa per dire) il testo abbiamo cercato di capire quale fosse il reale pensiero delle promotrici, essendo il documento scritto nell’odioso “politichese” incomprensibile alle prime lettura.
Basandoci sulle dichiarazioni delle stesse (Carlucci e De Biasi appunto) riportiamo per esempio che “Il mondo dello spettacolo ha bisogno di una riorganizzazione”, che servono “fondi aggiuntivi”, serve “dare maggiore valore alle produzioni artistiche”.
E ancora, si parla di “prioritario interesse nazionale e una politica nazionale dello spettacolo dal vivo, con forme di intesa e di coordinamento istituzionale tra Stato, regioni, province, aree metropolitane e comuni” etc. etc.
Se a questo ci fermassimo non troveremo molto di più di quello che già non sappiamo.
 Però un testo redatto e completo (anche se non definitivo lo ripetiamo) esiste ed è per questo che vi invitiamo a leggerlo nella stesura integrale, per evitare di incorrere in un’interpretazione erronea o di parte, dovuta a frasi estrapolate a campione anche se prese da dichiarazioni ufficiali apparse nel corso dei mesi.
Tra i tanti punti trattati, ci si conceda di provare a commentarne alcuni, se non altro quelle tematiche che sentiamo più vicine alla nostra esperienza. Cercando di mantenere un minimo di ordine cominciamo leggendo quelle che vengono identificate come “finalità e principi fondamentali” racchiuse nei primi due articoli.

Cominciamo con l’art. 2 comma F dove si evidenzia una frase in cui si esorta alla “promozione dei nuovi talenti e dell'innovazione artistica ed imprenditoriale...”
Da qui vorremo simbolicamente cominciare proprio perché più o meno ognuno di noi è proprio grazie ad un Artista che riesce a campare e a far il proprio mestiere.
Diventa di fondamentale importanza creare e ricercare nuovi Artisti che siano credibili e duraturi nel tempo.
Certo, cosa non facile ma assolutamente da perseguire.
 Non vorremmo quindi che si confondesse la “promozione” in stile realityshow con la formazione, che rimangono due cose ben distinte…

Ma è pur vero che più avanti si parla sia di “educazione culturale” (art. 11) sia di “formazione professionale ed alta formazione” (art. 12).
Questi due articoli dovrebbero soddisfare la voragine culturale e strutturale che affligge da sempre la formazione nel settore dello spettacolo, sia esso visto dal lato artistico che dal lato tecnico.
A tal proposito, come unica considerazione, portiamo all’occhio del lettore come si parli abbastanza genericamente di formazione di “tecnico delle luci” e “tecnico del suono”, laddove altri Paesi hanno già coperto e superato ampiamente questa evidente limitazione e semplificazione dei ruoli nel settore…


Scendendo di qualche punto riportiamo (art. 2 comma O) una frase che ci ha fatto un po’ sorridere: “la tutela sociale dei professionisti del settore attraverso gli strumenti del welfare, in grado di compensare la natura aleatoria e precaria della professione artistica” che vorremo non commentare se non con un laconico “aleatoria e precaria”...
Scendendo di una riga (art.2 comma P) leggiamo: “il riconoscimento della professione di agente per lo spettacolo dal vivo”.

L’argomento, decisamente interessante, viene sviscerato e trattato nell’art. 14 dove, tra le altre, leggiamo “entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è istituito, presso il Ministero per i beni e le attività culturali, il registro degli agenti dello spettacolo dal vivo e delle persone fisiche o giuridiche che svolgono attività manageriale ed economica nel settore”.
E ancora in merito all’iscrizione a questo albo (di quello pare trattarsi): “costituisce titolo preferenziale per rivestire il ruolo di direttore generale, direttore artistico e direttore organizzativo nelle fondazioni lirico-sinfoniche, nei teatri di tradizione, nelle istituzioni concertistico-orchestrali, nei teatri stabili e nei soggetti stabili della danza, negli organismi di promozione e di formazione del pubblico, nei teatri municipali, nelle rassegne e nei festival.”
In che modo è possibile accedere al registro? Chi e con quali credenziali potrà far parte del registro? Molti poi si chiederanno quanto costerà? Domande che sicuramente meritano risposte adeguate.
Una specie di risposta in effetti sembra essere contemplata nel paragrafo 2 dello stesso art. 14 “Sono altresì assimilati alla figura di agente dello spettacolo gli operatori professionali che in via prevalente, stabile e continuativa promuovono e rappresentano gli artisti e ne producono, organizzano ed allestiscono gli spettacoli di musica popolare contemporanea dal vivo”.
Continuiamo la nostra breve analisi concentrandoci sui punti di maggior interesse e tralasciando, volutamente per il momento, tutti i punti riguardanti la materia fiscale (fondi, enti etc…)


Arriviamo quindi all’art. 15 denominato: “Interventi in materia di tutele assicurative e di collocamento al lavoro”.

Un tema da sempre scottante e sentito nel settore è relativo al “quando” un lavoratore del nostro settore possa ritenersi coperto da assicurazione, proprio in virtù della natura aleatoria e precaria.
Mi riferisco per esempio ai casi di trasferte, day-off, allontanamento momentaneo (e giustificabile) dal luogo del lavoro etc.
 Bene, abbiamo cercato di capire meglio andando a riprendere i vari decreti citati.
Al punto 2 dell’art. 15 si legge la frase che abbiamo reputata la più importante e che recita “l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro è estesa ai lavoratori di cui al comma 1 dell’articolo 34 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276” (link al decreto).
In questo decreto legge appena menzionato del settembre 2003, e nello specifico nell’articolo 34 e nel comma, vengono descritte - per farla breve – le tipologie contrattuali a orario ridotto, modulato o flessibile.
A tale decreto però verrebbe fatta un’aggiunta ad hoc (espressa nel disegno di legge in esame) che recita “il contratto di lavoro intermittente può, in ogni caso, essere concluso con riferimento alle prestazioni rese dai lavoratori dello spettacolo dal vivo”.
Questa frase sembrerebbe lasciare un ampio margine di arbitrio tra il contraente e il datore di lavoro, evitando di fatto di chiarire in modo esplicito e inequivocabile le modalità contrattuali. A voi la palla…
Saltiamo all’art. 21 che tratta di regolamentazione delle attività settoriali e nello specifico ci occupiamo, al momento, della sezione denominata “Circhi, spettacolo viaggiante, artisti di strada e spettacolo popolare”.
Ci sono un paio di punti che meriterebbero una discussione molto articolata tra le varie parti in causa.

Il comma F e il comma G parlano rispettivamente de “l'acquisto di nuovi impianti, macchinari, attrezzature e beni strumentali” e “la ristrutturazione di aree attrezzate”.

In questo caso l’unico augurio – o dovremo dire speranza – è che vengano definitivamente interpellate le persone realmente operanti nei settori specifici in modo da non disperdere energie e fondi in opere e investimenti non conformi o, nel peggiore dei casi, assolutamente inadatti agli scopi.
Ma la questione che sembra essere più spinosa, e ci guardiamo bene di dare giudizi in questo caso mancando dell’esperienza necessaria, riguarda la questione economica: i soldi!
Sempre protagonista è il famoso "FUS" Fondo Unico per lo Spettacolo, il meccanismo utilizzato dal Governo italiano per regolare l'intervento pubblico nei settori del mondo dello spettacolo (cinema, teatro, musica, etc).
A chi interessa consiglio di andare a leggere questo documento dove, tra le altre cose, a pagina 11 e 12 sono riportati alcuni grafici sull'andamento dei fondi istituiti dal FUS dal 1985 al 2007, ultimo anno preso in analisi. (link documento)
Questo significa che ancora una volta i soldi per promuovere, produrre e diffonder l'arte dello spettacolo dal vivo nel nostro Paese dipendono da Governi e Governanti di turno.
Ci affranchiamo dal fare considerazioni ulteriori in merito ma vi lasciamo anzi riportando una parte di uno degli ultimi interventi del' On. De Biasi (9 dicembre) alla Camera dei Deputati: "...La cultura, inoltre, è considerata solo una spesa e non certo un investimento. È stato bocciato fra gli altri - ovviamente come tutti quanti gli altri - l'emendamento per il ripristino del Fondo unico per lo spettacolo ai livelli del 2007. Parliamo di 550 milioni, davvero tanto poco".
"Vorrei vedere nel dettaglio tutte le voci che sono state aumentate in questa piccola e poi gigantesca finanziaria e se effettivamente sono voci che non avrebbero potuto e dovuto lasciare spazio alla cultura e al finanziamento dello spettacolo. Chiedevamo 550 milioni (un innalzamento bassissimo), pochissimi ma necessari per uscire dalla linea di sopravvivenza, perché di questo si parla. Le fondazioni lirico-sinfoniche drenano la maggior parte del Fondo unico per lo spettacolo e vivono la crisi più nera della loro storia. Il Ministro Bondi ha promesso la riforma da un anno e non è mai arrivata, ha promesso agevolazioni fiscali e non sono mai arrivate (per forza, sono mancate entrate e vorrei anche vedere che arrivassero!) e lo spettacolo è un dramma nel dramma. I teatri chiudono, i soggetti del comparto lirico e concertistico sono con l'acqua alla gola. Chiudono le orchestre, finisce la musica nel nostro Paese. Ebbene, credo che con tutte le trasmissioni televisive e le sollecitazioni che ci vengono dovrebbe essere obbligatorio porsi un problema morale, e cioè perché lo spettacolo e la cultura in questo Paese sono considerati il divertimento del re e non una attività produttiva e socialmente importante per la vita dei cittadini…".

Per il momento è tutto, ma non finisce qui...

lunedì 28 dicembre 2009

Ciao 2009

A tutto il gruppo degli artisti senza nome un buon fine anno da parte mia. Che il 2010 ci riservi qualcosa di buono? Speriamo!!! L'anno appena trascorso ci ha fatto divertire e come sempre la nostra speranza è di continuare a farlo. Se così non fosse, rimarremo negli occhi delle persone che ci hanno applaudito...
Un abbraccio forte a tutti voi
Voster semper voster
Massimiliano Miniati

lunedì 21 dicembre 2009

Belli con l'anima...



Ieri si è svolto nella Basilica di San Marco il "concerto" e l'assegnazione del premio Beato Angelico a Riccardo Cocciante. Permettetemi il tono poco modesto del post, ma ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno rammentarlo, il nostro piccolo gruppo si è distinto per impegno e capacità, anche di fronte a grandi artisti con i quali abbiamo "collaborato", quindici giorni fa con Fausto Leali, ieri con Cocciante. Purtroppo l'organizzazione del premio non è quello che si dice un modello da seguire, tante sono le lacune e le improvvisazioni da parte di tutti. Il nostro Marcello Fusi, stimolato anche dal nome del personaggio, questa volta ha fatto da tramite tra chi s'improvvisa e tra chi vive nel professionismo, portando in dote al maestro Cocciante alcuni elementi del nostro gruppo che hanno collaborato attivamente alla riuscita della serata. Non voglio adentrarmi in particolari momenti che ho vissuto, alcuni sarebbero veramente grotteschi, ma la serata ad un certo punto aveva preso una piega bruttina, con lo "stizzimento" da parte del maestro, per l'improvvisazione con la quale era stata curata. Come dargli torto? Ma la Basilica a quel momento si era già riempita, ed il pubblico mi sembra già abbastanza tartassato da rappresentazioni scadenti, per subirne un altra in un bellissimo luogo come la cattedrale. Grazie ad una mediazione del nostro Marcello, gli animi si sono calmati e la manifestazione è potuta iniziare. Nel retro altare abbiamo avuto anche modo di conoscere il maestro Cocciante al quale abbiamo rivolto la domanda se gradiva un piccolo omaggio da parte dei nostri dell'esecuzione di qualche brano tratto dal suo capolavoro "Notre Dame de Paris".
Sicuramente il maestro ne avrà sentiti di cantanti nei suoi provini, ma vi posso garantire che nel professionismo non si canta solo perchè si è bravi, altrimenti Marcello, Marco e Diletta sarebbero nel cast ufficiale. E non lo dico perchè sono loro, ma lo dico perchè cantare bene in quelle situazioni non è facile, ed ho visto tanti professionisti steccare e cadere... Marcello, Diletta e Marco hanno veramente emozionato il pubblico, strappando un applauso anche dal maestro, poco incline a elargire gratuiti complimenti. E, ciliegina sulla torta, la nostra Diletta si è anche improvvisata direttrice del coro di San Marco, causa defezione artistica del suo titolare, sull'Ave Maria cantata proprio dal suo compositore.
Ovviamente oltre al sottoscritto sempre in zona mixer e bottoni vari, accompagnato per l'occasione da Fabrizio "Quasimodo" Fusi, in "zona" c'erano anche le altre amiche di sempre e ballerine del cast Barbara Pasqui, Cristina Tangari, Michele Savino, Greta Savino, Mirko Vignali e l'ultimo arrivo Ilaria Napoli, sempre pronte qual'ora la situazione lo richieda, a dare una mano, ad essere li...
Che dire? A parte il fatto che il giorno dopo sui giornali non è stata fatta menzione di tutto ciò, ricordandoci che l'arte per noi poveri comuni mortali non paga, noi comunque ci dovevamo essere, e così è stato, con rispetto ma anche con la convizione di essere noi stessi che ci ha portato a "zonzo" divertendoci come matti, e con la speranza di continuare a divertirci...
"...noi, gli artisti senza nome..."

sabato 19 dicembre 2009

Sempre e comunque



Ebbene si, gira e rigira siamo tornati alle origini, ma questa volta con noi c'è un amico in più: Riccardo Cocciante. Infatti "...noi, gli artisti senza nome..." Domenica pomeriggio 20 Dicembre saremo insieme a colui che ha ispirato il nostro musical, nella Basilica di San Marco a Firenze, in occasione del ritiro del premio Beato Angelico da parte del maestro. Già più di una volta abbiamo fatto da contorno a questa manifestazione, ma questa volta alcuni di noi, Marcello, Diletta, Marco e Fabrizio, avranno l'onore di cantare le canzoni del nostro musical direttamente con l'autore, e questo penso sia il massimo per artisti come noi. Tutti i ragazzi saranno comunque presenti, perchè ognuno di noi ha cantato, ballato, pattinato e sudato su ogni palcoscenico dove ci siamo esibiti, formando un unico elemento che ci ha portato in varie parti d'Italia. Personalmente sono molto contento di questo evento perchè il nostro percorso alla fine ci ha portato al cospetto di Cocciante, alla sua corte, che non è quella dei Miracoli, ma è quel posto dove ogni artista non professionista sognerebbe di andare. Per una volta guarderò i miei ragazzi da seduto con quel sano velo di commozzione che mi pervaderà, ricordando quel lontano 2004 quando abbiamo iniziato, e che oggi ci ha portato fin qui. Non sapremo se sarà un traguardo o l'inizio di una nuova avventura, in fondo siamo zingari e artisti di strada, ma ad ogni bivio abbiamo sempre preso una buona strada, e non dico che dividerei una montagna, ma andrei a piedi certamente a Bologna per un amico in più...

martedì 17 novembre 2009

Teatro Puccini

Leggo con dispiacere le cronache che riguardano il Teatro Puccini di Firenze, un teatro che ci ha visti protagonisti per 4 volte, e che oggi minaccia la chiusura per sfratto. Buffa la storia del Puccini, nato nel ventennio, dove le istituzioni creavano spazi ludici per la cittadinanza, ancora priva della televisione, quindi partecipe della vita teatrale, forse la miglior forma per l'espressione artistica. Oggi, quelle stesse istituzioni sembrano sorde al grido dei lavoratori dell’Associazione Culturale Teatro Puccini, che dicono:
"Vorremmo rendere sensibile le Istituzioni cittadine sulla precarietà in cui siamo improvvisamente caduti, siamo altresì preoccupati poiché le stesse Istituzioni non si sono ancora espresse in merito a questa vicenda e soprattutto non hanno manifestato nessuna opinione o gesto a garanzia e sicurezza sul nostro futuro lavorativo. La nostra Associazione ha finora svolto un ruolo importante nella vita culturale della città e in questi anni ha sempre goduto di bilanci sani; essere ad oggi a rischio lavoro per problemi di natura non economica ci lascia costernati. Riteniamo infatti che l’ingiunzione di sfratto da parte della Proprietà sia un messaggio lanciato all’Amministrazione Comunale in vista delle prossime decisioni sul piano strutturale ma in questo confronto l’Associazione Culturale Teatro Puccini rischia di essere il capro espiatorio. Chiediamo dunque alle Istituzioni di tutelare il nostro posto di lavoro, ancor più in un periodo di crisi come quello in cui stiamo vivendo".
Ci dispiace veramente e spero che questa vicenda si concluda con un lieto fine, in primis per l'amico Lorenzo Cinatti, sempre disposto a dare una mano alle compagnie amatoriali che vogliono "godere" di un teatro serio, e poi pensando anche ai protagonisti politici della vicenda che sono sempre i soliti, ad iniziare da Sergio Staino & C. che non avranno problemi a sciogliere i nodi della questione, o almeno è quello che dovrebbe succedere, altrimenti la storia del Puccini sarà destinata a finire, tanto oramai per far divertire il popolo ci sono le trasmissioni televisive e gossip vari....

sabato 31 ottobre 2009

Altro che veline!!!:-)


Pubblico un articolo riguardante il centro di assistenza ODA Villa Luigi a Castello, dove il nostro fotografo Silvano Silvia ogni anno si prodiga in iniziative benefiche, e che quest'anno lo vede impegnato a fotografarli in un calendario tutto particolare. A Silvano e a tutte quelle persone che si adoperano in queste fantastiche iniziative un affettuoso abbraccio e una standing ovation. Bravi!!!!

sabato 3 ottobre 2009

Dicono di noi...

Dal bimestrale Musical, un interessante articolo sulla rassegna milanese e ovviamente sul nostro spettacolo. Indipendentemente da qualche punto "discutibile" che potrebbe essere analizzato con la giornalista, personalmente la vorrei ringraziare per la cura e l'analisi con cui ha scritto il pezzo, sinonimo di aver osservato attentamente la nostra rappresentazione, riservandoci molte più "righe" rispetto agli altri partecipanti. Non solo, ma la sua "recensione" ha veramente il tono di una critica riservata ai professionisti, e di questo, io e il gruppo amatoriale che rappresento, non ne possiamo che essere lieti.
Grazie ancora e speriamo di rivedersi in un altro palcoscenico dove saremo ancora più "agguerriti" e pronti a nuove sfide e critiche.

mercoledì 9 settembre 2009

Allegriaaaa!!!!!


E così anche l'ultimo "allegria" della storia se ne è andato insieme al suo inventore: Mike Bongiorno, forse l'ultimo dei presentatori della vecchia generazione, escluso Pippo Baudo. Mike lascia la scena a 85 anni dei quali 65 di onorata carriera. Portò in Italia quella ventata di american way dando una svolta definitiva alla nostra televisione per l'intrattenimento serale, coinvolgendo famiglie intere nei suoi quiz e giochi a premi. La tristezza di chi scrive, forse condivisa dai miei coetaneai, è che stanno scomparendo tutti quei personaggi legati alla nostra infanzia, quelli che quando accendevi il televisore "c'erano" sempre con i loro programmi storici, La Corrida, Portobello, Rischiatutto, trasmissioni che sapevano di buono, dove il montepremi veniva ancora contato il lire, e le vallette erano in carne e ossa, ed erano tutta roba italiana. Per noi che l'abbiamo vissuto quante volte non abbiamo detto "ahi ahi ahi Sig.ra Longari", oppure "quale busta vuoi, la uno, la due o la trè?"... Per spiegarvi meglio, guardate la foto qui sopra. Il bianco e nero non era solo la televisione, ma anche la semplicità e l'eleganza degli studi, lontani dal bello, ma a volte eccessivo sfarzo dei nostri giorni. I tempi televisivi erano diversi, le parole usate erano diverse, e non c'era un problema di share o di audience. Il presentatore sapeva quello che doveva fare perchè al di la dello schermo c'erano famiglie reduci da una giornata di lavoro e la televisione doveva rilassare e divertire. Corrado era un maestro in questo, come lo è stato più limitatamente Enzo Tortora con Portobello, e con Mike il padre di tutti i quiz. Come recitava nella famosa pubblicità della grappa Bocchino (anche quella un must) adesso Mister Allegria è veramente "sempre più in alto", più in alto anche dell'uccello sul quale cadde l'ignara Sig.Longari, e chissà se da lassù hanno già preparato la sigla e un nuovo programma a quiz dal titolo Rischia o Trapassa...

lunedì 31 agosto 2009

In ricordo del Quartetto Cetra


Se n’è andata l’ultima voce maschile del Quartetto Cetra. Virgilio Savona si è spento a Milano a 89 anni. E del gruppo vocale che ha segnato le strade del jazz e del varietà dal primo dopoguerra agli anni Settanta, ora resta solo la moglie Lucia Mannucci, la «signora» del gruppo. «In America c’erano i Mills Brothers e tanti altri gruppi vocali – ci aveva raccontato Savona un paio d’anni fa nella sua accogliente casa milanese – da noi un quartetto vocale era un’assoluta novità. Cominciammo ad ascoltare il jazz di nascosto durante la guerra e poi, dopo la liberazione, cantavamo i brani di Louis Armstrong e i classici dei neri nelle città del Sud sui predellini dei camion».
Con Tata Giacobetti e Felice Chiusano (scomparsi rispettivamente nel 1988 e nel 1990) e la moglie Lucia ha creato un amalgama di voci e di gag irripetibile. Prima si chiamavano Quartetto Ritmo, poi nel 1941 debuttano alla radio, nella rivista Riepilogando con il nome di Cetra. Sono una inedita e fresca novità nel panorama musicale italiano e, quando l’anno successivo Enrico De Angelis viene richiamato in guerra, entra nel gruppo la Mannucci portando la levità e il tocco vocale cristallino che definiranno le caratteristiche del gruppo. Il Quartetto Cetra ho sfondato con brani leggeri, spensierati e meravigliosamente armonizzati, scritti prevalentemente dallo stesso Savona. Tra i più celebri Concertino (che li ha fatti conoscere al grande pubblico grazie alla trasmissione tv In quattro si viaggia meglio), Aveva un bavero (quello della Bella Gigogin portata a Sanremo nel ‘54), In un palco della Scala, Vecchia America su musica di Lelio Luttazzi, Un bacio a mezzanotte musicata da Gorni Kramer e Nella vecchia fattoria. «Erano tempi felici – ricordava Savona – quelli del boom. L’Italia riscopriva il gusto di divertirsi, di fare cose nuove. Il punto di riferimento per tutti era l’America, ma noi abbiamo cercato di cantare lo swing visto dal nostro punto di vista».
Eleganti, simpatici, un po’ ingenui, divennero un simbolo del compianto varietà e dai pienoni in teatro passarono ai successi tv, partecipando a programmi storici come Studio 1. Spesso si esibivano in costume, come guitti o veri attori popolari che conquistavano il pubblico con la semplicità ma senza dimenticare la classe. Erano stati precursori della cosiddetta contaminazione e furono travolti dall’ondata beat. «Ci prendeva in giro per Nella vecchia fattoria – ci diceva ancora Savona - chi non sapeva che è un classico del folk anglosassone».
E Savona è stato anche un grande studioso di musica popolare. Nel 1970 pubblicò l’album Sexus et politica, con brani scritti per Giorgio Gaber, e nel 2004 fu premiato al Club Tenco come «uno dei gradi protagonisti storici della musica e della cultura italiane». Quell’anno tutti i cantautori del Tenco eseguirono sue canzoni poi incise nell’album Seguendo Virgilio e trascritte nell’omonimo libro. Ricoverato da tempo per l’aggravarsi del morbo di Parkinson, stava lavorando a un disco di vecchie canzoni popolari.

venerdì 31 luglio 2009

Ora il rock diventa musical e sbarca nei teatri italiani

Con un pò di anticipo rispetto a questo articolo, noi avevamo già intuito che prima o poi le grandi produzioni si sarebbero gettate a capofitto su questa fetta di teatro mancante in Italia. Infatti l'imprinting dato al nostro show si basa molto sull'utilizzo di canzoni e atmosfere derivanti da un vasto panorama musicale che ha un pò segnato il ritmo negli ultimi 30 anni. Chissà se qualcuno accetterà la sfida proponendo anche Amore, foliia, morte a Notre Dame?

La Bella e la Bestia, Cats e Il Pianeta proibito si contenderanno la palma dello spettacolo più seguito della prossima stagione. Quattro titoli che hanno avuto grande successo all'estero arrivano da noi
Il ritorno al musical americano in grande stile è la presenza dominante nei cartelloni dei teatri italiani nella stagione 2009-2010. Con una variante significativa. Segnata dalla massiccia invasione del rock che domina incontrastato nell’architettura sonora del grande evento di massa che ogni compagnia sogna di totalizzare nella fatidica rincorsa al botteghino. La grande attesa, da mesi pubblicizzata con la grancassa spinta all’ennesima potenza, appare concentrata su quattro titoli altisonanti. Il primo dei quali, guarda caso, coincide proprio qui a Milano con la riapertura del Teatro Nazionale di Piazza Piemonte, da quattro anni chiuso per sostanziali lavori di ripristino. Che, preso amorosamente in cura dalla Stage Entertainment dell’olandese Joop van den Ende, schiuderà finalmente i battenti il 2 ottobre prossimo con la prima italiana della Bella e la Bestia, il grande show scritto e musicato da Alan Markel che ha già totalizzato in tutto il mondo la bellezza di 25 milioni di spettatori. Tradotto nella nostra lingua e affidato, come a Broadway, alla sapiente regia di Glenn Casale, La Bella e la Bestia, tratto dal famoso film della Disney, resterà in cartellone fino ad esaurimento delle richieste (gli organizzatori pensano a sei mesi di programmazione a tamburo battente). E puntano tutto su due giovani star, peraltro già affermate, come Michel Altieri scoperto anni fa da Luciano Pavarotti che lo volle protagonista di Rent, la versione rock della Bohème di Puccini. Un evento che, sulla carta, trova un temibile rivale nel Pianeta proibito - The Rock Musical in cartellone sia al Sistina di Roma che in tour per l’Italia, con tappa milanese - produzione Smeraldo/Ventaglio, al Teatro Arcimboldi. Ispirato al cult cinematografico per eccellenza che vide protagonisti Walter Pidgeon nel ruolo dello scienziato pazzo esule dal mondo con la bellissima figlia Anne Francis, il musical narra con più di una concessione all’horror e al gigantismo stile King Kong una favola desunta con molta libertà dalla Tempesta di Shakespeare. In cui il Bene e il Male si fronteggiano senza esclusione di colpi. Magnificamente infarcito di splendide musiche anni sessanta che vanno dal revival dei Beach Boys agli hit di Elvis Presley, Roy Orbison e Jerry Lee Lewis, Il Pianeta Proibito di Bob Carlton, in patria costellato di premi tra cui il prestigioso Oliver Award, è tuttavia tallonato sulla strada del successo dal veterano Cats.
Infine, We will rock you, il quarto titolo che scenderà in campo per strappare a furor di popolo la corona dello show business più gettonato del 2010. Sarà presentato nella versione italiana, che Saverio Marconi, regista e factotum della Compagnia della Rancia, è finalmente riuscito a strappare al monopolio degli americani, perplessi sul fatto che le liriche desunte pari pari dai poemi di Thomas Stearns Eliot potessero adattarsi ai ritmi del jazz, dello swing e naturalmente del rock. Un mixage che, con una colonna sonora che si rifà alle musiche dei Queen adattate da un veterano come Ben Elton, dopo aver furoreggiato a Londra per sei anni di fila, approderà in dicembre all’Allianz Teatro di Assago. Dove è prevedibile un successo di grosse proporzioni per una storia ambientata (anche questa!) su un ignoto pianeta dove, come nel 1984 di Orwell, l’arte e soprattutto la musica cara ai giovani è bandita da una feroce Authority.
Enrico Groppali

sabato 18 luglio 2009

Grazie a tutti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Che dire? Ancora una volta stanchi ma felici. Non è facile partire in tournee per compagnie amatoriali. Non è facile perchè non possiamo permetterci di soggiornare a destra e a manca ogni volta e quindi bisogna essere artisti la sera e lavorare la mattina. Ciò implica orari strani e spezza gambe perchè alla fine non sei solo artista, ma sei anche montatore, operaio, elettricista... E' iniziato tutto a Villa Strozzi, martedi 14 Luglio dove sotto un sole cocente, abbiamo trasformato un palco in un palcoscenico, dove ogni 10 minuti eravamo costretti a fare mini docce per refrigerarsi. Ma la sera eravamo li, pronti ad accogliere l'ignaro pubblico che si è trovato davanti un pezzo della cattedrale di Notre Dame, i personaggi del romanzo, e per mano li abbiamo portati attraverso un percorso musicale che è un pò diventato anche la loro storia. Alla fine l'applauso del pubblico ha frinfrescato i nostri caldi animi, che come in ogni spettacolo che si rispetti, erano stanchi ma felici. Ma non ci potevamo distrarre più di tanto perchè nell'arco di mezza giornata saremo dovuti partire alla volta di Milano, e li non c'è il pubblico amico ad attenderti... Umilmente abbiamo preso possesso del Teatro Nuovo, aiutati anche dal personale gentile e disponibile, e abbiamo iniziato a costruire la nostra storia per presentarla al meglio la sera. La sorte ha voluto che la dotazione tecnica non fosse delle migliori ma, tanto oramai, ci siamo abituati, e forse è proprio nelle difficoltà che riusciamo meglio nelle imprese. Nell'aria c'era parecchia tensione, e forse il primo atto non è stato dei più felici, ma non per l'orecchio e l'occhio dello spettatore, ma solo per la mia voglia di essere sempre al top. Ma nel secondo ci siamo ripresi la nostra solita grinta e, lasciatemelo dire, classe, ritornando a fare quello che sappiamo fare meglio: essere artisti!!! Durante lo spettacolo non ci sono stati gli applausi delle grandi occasioni, e forse anche quello ci ha un pò spiazzato... Alla fine però, il pubblico milanese, forse molto più abituato al teatro, ci ha regalato una standig ovation e, mai successo prima, la richiesta di un bis dell'ultima canzone. I ragazzi si sono seduti sul palcoscenico a semicerchio dietro a Quasimodo (Fabrizio), che teneramente ha abbracciato Esmeralda (Diletta) e ha fatto emozionare di nuovo il pubblico festante. Strette di mano e vivi complimenti, sipario chiuso e via a riporre il sogno dentro le casse di legno, pronte ad essere aperte alla prima occasione.

Il mio personalissimo grazie va a tutti loro che hanno collaborato a questa lunga trasferta, dai nuovi collaboratori Giuseppe, Mirko, Lucia, Sebastiano, Cristian, Giacomo, a tutto il resto del cast al quale si sono aggiunti nuovi elementi che si sono subito sentiti a casa, perchè in fondo è questo il clima che c'è nel nostro gruppo. Un particolare e personale grazie a Barbara Pasqui che in una giornata di un freddo inverno ha spedito il DVD al Teatro Nuovo e ci ha rimesso in scena con nuovo vigore e che poi ha curato la parte amministrativa dell'associazione, tra mille voci del tipo IVA, fattura, ritenuta, netto, lordo....
Grazie ragazzi, come sempre non sappiamo se ritorneremo in scena, ma in fondo è anche questo il bello, ispirandosi anche ad una delle frasi più celebri della nostra cultura..."del doman non v'è certezza...". Un abbraccio a tutti voi, di cuore.


Massimiliano Miniati

venerdì 26 giugno 2009

Ne bianco ne nero, solo Michael Jackson!


Se ne è andato, come la sua breve ma intensa vita. Un uomo che ha avuto tutto, che poteva avere tutto, poteva fare tutto, ma niente contro la signora in nero, che aveva magistralmente descritto in uno dei video e album più belli più belli di tutti i tempi: Thriller!!! Sono sempre stato un ammiratore dell'artista, che ha avuto guizzi geniali che rimarranno nella storia del mondo della musica, We are the world tanto per citarne uno, e del suo modo di esserlo, ma non gli ho mai perdonato la sua fobia, ossessione, di voler essere quello che non poteva: un bianco. Già il primo naso rifatto gli fece perdere un pò di naturalezza, ma forse gli dette anche quel tocco un pò "strano" che lo portò ad essere l'icona degli anni 80. Da Bad in poi la sua pelle diventò bianca, grigia, con gli occhi neri che ricordavano molto un personaggio della Marvel, Morbius. Però l'artista ancora saltava e cantava come in quel memorabile concerto a Bucarest. Non gli è bastato toccarsi infinite volte la zona pelvica durante gli show, per fare gli scongiuri, perchè da una vita e scelte esagerate non ti puoi aspettare un grazie, e il fisico prima o poi ti rimette anche la fattura con gli interessi. Si dice che dormiva in una bara, chissà cosa penserà oggi che ci dovrà restare per sempre. Guarderò sempre i suoi video, e ascolterò sempre la sua musica, perchè Michael Jackson è stato veramente un grandissimo artista. Di lui ne rimarrà traccia nei gesti dei ballerini moderni i quali, almeno per una mossa, faranno quello che lui 30 anni fa già faceva, come agli Academy Awards nel 1982 quando cantò Billy Jean. Me lo ricorderò quando assalito dagli zombie, si trasforma e balla, con quei gesti che ho provato tante volte a fare, ma solo lui sapeva fare in quella maniera. Adesso sei in quel better place for you dove non ci saranno colori della pelle, ne altre cose per il quale sei stato accusato, e alle quali io ho sempre creduto poco. Eri strano, però eri forte, e con Thriller, nonostante parlasse di zombi, ti sei reso immortale! Se poi, in una notte nebbiosa, ti vedrò sbucare dal tombino, beh! preparati, perchè ballerò insieme a te...

sabato 20 giugno 2009

Teatro della Limonaia Villa Strozzi (Polimoda)

Ebbene si dopo svariati contatti con l'amministrazione comunale, tramite la prestigiosa scuola di danza Max Ballet Academy, gli artisti senza nome approderanno alla Limonaia Villa Strozzi a Firenze, per la rappresentazione del musical in scena due giorni dopo a Milano al Teatro Nuovo. Location alquanto bizzarra per il sottoscritto che si ritroverà a inventare una nuova scenografia in quanto la sorta di anfiteatro che ci ospiterà, non è attrezzato per un tale tipo di evento. Poco male, perchè e nelle difficoltà che emergono le doti di ognuno di noi. Se al pubblico navigante in questo blog farà piacere venire a vedere come "riusciranno i nostri eroi...", il luogo ve l'ho detto, la data è il 14 Luglio ed il prezzo lo abbiamo stabilito popolare 10€ interi 8€ ridotti, per passare (spero) una bella serata in allegria con punte alquanto rimarchevoli.

A presto... Voster Semper Voster Max

venerdì 5 giugno 2009

X-Factor = Fattore Illusione


Mi ero ripromesso di non fare più casting. Era il 2001 quando chiusi la bella esperienza del "Grande Fratello" (selezione finale) e decisi che oramai non era più un mondo che mi apparteneva. Purtroppo quando provieni dagli anni 80 e un pò 90 e sei "figlio" di Gianna Tani, gli altri provini ti sembrano tutti effimeri. Quelli si che erano provini! Avevo sentito voci strane su X-Factor (tanto per cambiare) e oggettivamente non ci avevo poi dato tanto più peso. Parlando poi con vari personaggi in alto, nel mondo della radio, il sospetto si è un pò ingrandito ed ho deciso di andarci di persona per verificare quanto riferito anche da altri che lo hanno già fatto. La selezione avviene in grandi città italiane, dove fiumi di persone di tutte le età, vengono spostate come i carrarmatini del Risiko. Poco male, se si pensa di aspirare a diventare un grande cantante...

Il mio casting era a Ostia Lido, perchè quello di Roma lo avevano spostato, e tutto sommato meglio così, almeno mi sarei fatto un giorno di mare. All'arrivo in coda ci saranno stati 7-800 persone tutte in attesa di entrare dentro le due strutture che capeggiavano Piazza dei Ravennati, con tanto di loghi della trasmissione più i patner pubblicitari. Scoraggiato ma non troppo, mi metto in coda e subito trovo da chiaccherare tanto per passare il tempo, ed uno dei miei giovani interlocutori, aveva già fatto i provini anche per le precedenti edizioni. Al primo varco ci si arriva in fretta, e li ti assegnano il numero che dovrai apporre sul petto per essere immediatamente riconosciuto. Un plauso va fatto a tutti i ragazzi dell'organizzazione che si sono dimostrati gentili e gioviali che hanno reso la permanenza nella piazza meno noiosa. L'attesa verso il secondo e ultimo varco, è stato forse il momento più divertente perchè tra di noi girava una telecamera per intervista al seguito oppure c'era la possibilità di gridare dentro l'obiettivo X-Factor!!! o anche di applaudire gli altri che si esibivano per pochi secondi e fare un pò di coreografia. Alla fine la consegna dell'immancabile scheda con i dati personali e l'attesa di entrare in una delle 8 cabine allestite per fare il provino. Attorno a me gente di vario tipo, sopratutto tanti giovani, vestiti nel modo più consono possibile per essere "di spettacolo", tanti con look già visti imitando personaggi famosi, oppure semplici aspiranti cantanti per un giorno. Entro dentro la cabina dove ad attendermi c'era un ragazzo giovane, che tutto sembrava facesse tranne attendere gli "esaminandi", al quale gli consegno la scheda, mi chiede cosa voglio cantare ed inizio. Faccio un 30 secondi di un brano inglese, poi sullo stesso tema lo mixo con uno italiano e mi fermo. Mi chiede se conosco altri generi, gli accenno un altro pezzo in italiano, mi ferma, arrivederci e grazie. Di solito quando sono io a fare i provini, sopratutto se cerco un cantante, minimo cerco di stuzzicarlo per capire chi ho di fronte. Se poi proprio non ci arriva, beh! comunque cerco di metterlo in una condizione che esca almeno soddisfatto. Vi garantisco che nell'attesa avevo sentito ragazzi cantare anche bene, o comunque degni di nota, che sono stati scartati come me, a priori, perchè tanto il loro lavoro lo avevano già fatto. E qual'è questo lavoro? Si chiama massificare un evento già studiato a tavolino. Per spingere in avanti le nuove leve si utilizzano trasmissioni come Amici o X-Factor, si predispone il terreno per gli pseudo sconosciuti, si circondano di ragazzi vogliosi di far carriera, dici che "erano 25.000 ma solo loro sono arrivati fin qui...", quando in realtà era già tutto scritto, come i giudici che compongono le giurie, messi li per fare vetrina con finti battibecchi. In compenso tu, te ne sei uscito dal provino con i vari gadgets dei vari sponsor che foraggiano l'iniziativa per pubblicità. Non un minimo di anima, ritegno o rispetto, tanto ci saranno sempre gli illusi che fanno i garzoni al mercato, o barristi in un paesino sperduto, con l'illusione di diventare famosi a riempire le code ai provini. Per loro sei solo uno dei tanti che un giorno è uscito di casa con la remota ipotesi di potersi almeno avvicinare al sogno o ad una piccola parte di esso, che hai guardato scorrere il paesaggio dal finestrino del treno o dell'auto e hai pensato che forse quel viaggio avrebbe potuto cambiarti la vita. E mentre nel resto del mondo producono talenti globali, Leona Lewis tanto per citarne una, noi produciamo Giusy Ferrero o Noemi (nome famoso ultimamente) o Marco Carta che dalla sua riesce a fare sold out nei palazzetti. "Noi siamo quel che mangiamo" diceva qualcuno... ma siamo anche quello che ascoltiamo...

Ciao a tutti tanto prima o poi quel treno passerà anche per voi.... forse...