mercoledì 20 agosto 2008

Leggendo qua e la sotto l'ombrellone....


Come sempre prima di ogni post penso in un modo e scrivo in un altro... In realtà il titolo doveva essere "Perchè ho sempre ragione", ma poi pensando agli aficionados del blog e all'integerimmo Giuseppe-Alida-Jonathan mi sono detto perchè porre l'altra guancia?

In relatà più che leggendo sarebbe opportuno scrivere "navigando", in quanto le mie fonti di lettura e informazione provengono tutte da internet, casualmente mi sono imbattutto in un articolo riguardante Sean Connery, l'agente segreto più famoso del mondo. Quanti di noi, almeno per una volta, non hanno detto la famosa frase "...il mio nome è...", come quel metalmeccanico di Milano che disse: "..il mio nome è Billa.... Bran Billa...". Soffermarsi sull'attore sarebbe bello ma inutile per adesso, ma la cosa che mi ha colpito è di sapere che lui ha un figlio... Direte voi, che c'è di male? Cavolo! Voi sapevate che Connery ha un figlio? Sapete dirmi se fa l'attore? E qui ritorniamo al mio "perchè ho sempre ragione". Avete presente lo star sistem italiano? Attori, attricette, comparse, cugini, zie, nonne, veline, figlio di.., fratello di..., sorella del fratello della zia... Per non parlare dei figli d'arte. Li senti parlare e la prima cosa che dicono è che si sono fatti da soli. Si, forse su una panchina... Tutti super impegnati, tutti presi nel disquisire, senza ricordarsi che, quasi tutti, se non avessero quel cognome che portano, non sarebbero neanche usceri (senza offesa per questi ultimi)... L'unico che ho sentito in pubblico, negli spettacoli teatrali è Cristian De Sica, che rende SEMPRE omaggio al suo grande padre, e ci parla pure. Cristian poi è anche bravo... Ma torniamo a Jason Connery, il figlio. Scartabellando nell'IMDB (http://www.imdb.com/) vedo che Jason fa si l'attore, ma con ruoli non certo all'altezza del padre. Inoltrandomi nei meandri delle parentele trovo che anche a Hollywood il sistema clientelare è diffuso, ma al contrario nostro, se non sei bravo, rimani nel calderone delle comparse o ruoli marginali. Vi piace Nicolas Cage? Se vi dico che è nipote di Francis Ford Coppola cambiate opinione su di lui? Michael Duglas? Jeff Bridges? Tutti figli d'arte, ma che figli però...!!!!! Qui... no! Qui ci dobbiamo sorbire un parente di quinto grado della De Filippi che tenta di fare il cantante, il nipote di un politico che fà l'attore, amorfi che escono da trasmissioni amorfe (Grande Fratello su tutti). Ex ex ex attori cantanti (parole grosse) sbattuti su isole famose con la fragilità nervosa di uno psicopatico. La vincitrice di X-Factor inglese, Leona Lewis, successo mondiale. Quelli che hanno vinto l'X-Factor italiano? Spariti! La seconda arrivata? Giusy Ferrero (non ce l'ho con lei personalmente) ha venduto 5 CD ed il sesto forse lo compra mio figlio di 5 anni. Per non parlare dell'intonatisssssssimo vincitore di Amici....
Ed ultimo (perchè ho sempre ragione) la trombata festa dell'Unità, che non doveva aver luogo, ha trovato la degna erede in "PD in festa" con in cartellone i soliti noti fino al reclutamento di un gruppo evergreen, ma non nuovo, i Pooh, che si sono trovati sponsor loro malgrado di questa nuova trovata. Ovviamente la società che gestisce "PD in festa" è diversa da quella che ha gestito "In Fortezza".... Peccato che le persone siano le solite.... Ma questo non conta...
Cari artisti senza nome, di tutta italia, possiamo metterci l'anima nel fare le cose, e sicuramente siamo anche molto più bravi... Ma se non scartabelliamo nel nostro albero genealogico, oppure non ci concediamo a favori... anzi, se non paghiamo in natura (mele, pere, cetrioli... cosa avevate capito!?!?), Morandi aveva ragione (l'unica volta nella sua vita): uno su mille ce la fa....il resto fa da contorno alle copiose locandine delle sagre, che avranno il pregio di averci e di vedere le nostre capacità, le capacità degli artisti... senza nome...

lunedì 28 luglio 2008

Il cavaliere oscuro


Su questo blog non abbiamo mai parlato di Hollywood. Voi direte: "checce frega...", in effetti perchè ce ne dovrebbe fregare qualcosa... Credo però che lo star system offra spunti interessanti sulla vita di tutti i giorni, la nostra vita di artisti, su quello che siamo, e come lo facciamo.

Ieri sono andato a vedere l'ultimo Batman (Il cavaliere oscuro), vuoi perchè sono un fan dei fumetti, vuoi perchè il nuovo corso aperto con Batman Begins è molto più psicologico, vuoi per vedere l'ultima grande interpretazione di Heath Ledger. Forse molti di voi lo conoscevano marginalmente, io lo ricordo in un film commedia "Il destino di un Cavaliere" (A Knight's tale), un biondino australiano con la faccia angelica, protagonista anche di altre pellicole di successo (Brokeback Mountain, Casanova, Io non sono qui).

Heath è morto il 22 Gennaio 2008 proprio quando aveva ultimato le riprese del film. All'inizio si pensava ad un overdose di droga, in realtà, accertato successivamente, l'overdose c'è si stata, ma di psicofarmaci e medicine, prescrittegli come cura per un forte stato depressivo e di insonnia, e per una forte bronchite.

Tempo fa, ebbi occasione di conoscere uno scenografo degli MGM Studios, il quale mi raccontava di quanto sono strani gli attori. Molti di loro, vere e proprie icone per generazioni, spenti i riflettori e telecamere, si trasformano in individui normalissimi, anzi alcuni sono proprio strani, come ebbe a narrarmi a proposito di Robert De Niro, il quale, anche a farci un discorso, non gli pareva del tutto centrato... Forse è questo il segreto di un attore di talento, l'essere strano nella vita ti da la facolta di entrare in innumerevoli personaggi dal buono al cattivo, anche se non lo sei. Heath nella sua ultima interpretazione, il Joker, è magistrale, ed impersonifica il male che a confronto il grande Jack Nicolson (nel solito ruolo) è un principiante. Il pensiero poi di vedere un film con un ragazzo di 28 anni che non c'è più, rende ancora più bello e triste quel lontano mondo che noi non conosciamo. Il film ruota intorno alla figura del Joker, volutamente lasciato sciatto, con un trucco colante per rendere ancora più terrificante la sua figura. Magistrali, come sempre, gli altri tra cui un Gary Oldman nel ruolo del commissario Gordon, Michael Caine nel maggiordomo, Aaron Eckhart il procuratore e Morgan Freeman in una parte minore ma sempre di effetto e azzeccata. Ma è Heath Ledger il vero trade union, la sua angosciante figura, la sua utlima interpretazione che fanno del film, 2H32min di pellicola, un susseguirsi di emozioni che fanno scorrere il tempo in maniera incisiva. Ed è negli occhi del cattivo, nella sua espressione, che leggo i miei dubbi su cosa in realta possa essere la vita. Un uomo che da un interpretazione del male in maniera sublime è stato portato via dal male stesso? Poteva un uomo "buono" fare la solita parte? Oppure il talento, quella cosa che noi artisti pensiamo di avere, ma solo pochi in realtà hanno, nasce solo dal genio e dalla sregolatezza? C'è una scena in cui Joker fa irruzzione nell'attico di Bruce Wayne/Batman e prende in ostaggio la protagonista femminile (Maggie Gillenhaal), ed è impressionante come l'attrice sia ipnotizzata dall'assolo di Heath, quasi che la scena fosse reale. Lo stesso Michael Caine, che ha visto per la prima volta sul set Heat proprio in quella scena, ha descritto come "impressionante" la sua figura, provocandogli un "grosso spavento".

Guardando la sua foto adesso provo rabbia, come padre, come artista che non sono, come 42enne, come amante del talento che non ho mai posseduto, ma tanta sarebbe stata la voglia di averlo... Forse è per questo che molti sono qui, nel loro tran tran quotidiano, casa, lavoro, famiglia, poi c'è chi eccelle in qualche tipo di arte o studio, chi tenta di darsi un tono, ma non saranno mai come i veri talenti, in ogni campo, medicina, sport, arte, persone che vivono in un mondo a noi sconosciuto, e per loro quel mondo non ha tempo, perchè è nel tempo che loro vivranno anche se hanno vissuto una vita breve... Heath preferisco ricordarmelo nel cavaliere William, forse perchè narra la storia di un ragazzo semplice diventato Cavaliere, ma come non ricordarlo in quella figura angosciante di Joker che in fondo rappresenta il male sempre più presente nella nostra società? Ciao Heath,... ci mancherai, come tutti quelli che hanno brillato di una luce splendente, peccato in un tempo breve....

venerdì 25 luglio 2008

Killer Firenze - Queen Vienna = 0 - 6

Se guardate l'ora ovviamente il titolo non poteva essere diverso, ma vi garantisco che non parleremo di calcio, ne di tennis, ne di sport. Ho semplicemente associato il nome della mia città, di una città che amo, e di una band musicale. Anche se è estate, gli artisti senza nome sono in letargo, non per mancanza di voglia, ma perchè, come già scritto più volte, la piazza teatrale offre ben poco per produzioni complesse. Allora la butto nell'analisi delle cose, divento "critico", come va di moda oggi, anzi "opinionista". In ogni città del mondo, all'affacciarsi del caldo, le città offrono ai propri cittadini, spazi, luoghi, momenti, per dargli occasione di uscire, di aggregarsi, e godere della frescura serale estiva. A Vienna, per esempio, un iniziativa molto riuscita è la "Cucina del mondo", una sorta di percorso fatto di piccoli stand, delle cucine più famose, dagli appennini alle Ande, parafrasando De Amicis. Cubano, vietnamita, irlandese, messicano, un giro del mondo in pochi passi, sotto la bellissima cornice della Rathaus, il governo viennese, inserito all'interno di un piccolo parco, il Rathauspark con panchine e fontanelle. Miriade di persone la sera si riversano nel corridoio centrale, le quali, dopo aver preso il vassoio con il cibo, cercano un posto a sedere, nei tavoli antistanti agli stand. Sullo sfondo il bellissimo palazzo del Comune, coperto da un maxischermo per la proiezione di film e di opere nel classico stile mozartiano. Nessun incidente, nessuno screzio, grande vita, ma nel pieno dell'ordine, come si addice ad un paese civile.
A Firenze, in questo lembo di terra circondato da colline, questo momento di aggregazione si chiamava Festa dell'Unità, che ha lasciato il posto, per motivi politici, a "In Fortezza". Sinceramente non ho mai creduto ad un passaggio di testimone tra le due cose, ne ho sempre pensato che una mano di bianco restauri una stanza. Infatti ieri sera, sono andato a vedermi il concerto dei Killer Queen, un cover band dei Queen, vicina agli artisti senza nome, accomunata dall'amicizia con il nostro Silvano Silvia. A parte il confermare quanto già detto in precedenza, che con la volontà di scommettere su realtà come i Killer Queen, fai bella figura e spendi il giusto, vorrei focalizzare l'attenzione sullo "stupro" che si perpreta ogni anno, in quel luogo bellissimo che è la Fortezza da Basso di Firenze, luogo già minacciato da scelte architettoniche scellerate, e molto spesso usato per manifestazioni di cattivo gusto quale la suddetta festa. Contrariamente a quanto si possa pensare, la "mano di bianco" non ha celato lo spirito pecoreccio, anzi, passeggiando all'interno della Fortezza, sembra che sia esplosa una bomba, come in una camera disordinata, dove non c'è un filo logico, ne un motivo preciso per portare, ad esempio, un bambino di 5 anni a passare una sera tra la gente. Il rumore di sottofondo è assordante, fastidioso, gli stand messi in ordine sparso, l'odore delle cucine che si mescola tra il fritto e la sagra del bombolone. Per la maggiore vanno le scritte "latine", balli caraibici, in un tentativo di ricreare l'atmosfere cubane (speriamo di no!), brasiliane, un pò come avviene per l'ultimo dell'anno, divertisi per forza, tralasciando una bella serata in compagnia, magari assaporando qualcosa di nuovo, senza per questo essere travolti dai decibel e dallo sporco. Niente è cambiato se non il nome. L'"arena" (parola grossa) ricavata all'interno come spazio concerti, è bruttarella, priva di gusto. Uno spazio "messo li", alla rinfusa, certo per ospitare la maggior parte degli artisti in cartellone è anche troppo, però artisti come i Killer Queen si sarebbero meritati un pò di più, tenendo conto che il loro è anche un concerto che tocca una delle band più acclamate nel mondo. Dunque l'improponibile confronto con Vienna viene perso sotto tutti gli aspetti, anche nello spazio ludico estivo, dove una città come Firenze dovrebbe proporre situazioni in luoghi meravigliosi per il ritrovo delle persone, il PartErre, lo spazio intorno alla Vasca della Fortezza, villa Fabbricotti... Certo se l'intento è di metterci quella sorta di casino organizzato, allora è meglio non fare niente, però non potremmo mai vincere la coppa Davis o lo scudetto...

giovedì 17 luglio 2008

Grazie ragazzi (Jean Paul, Andrea, Gabriele)




Nella mia formazione artistica, in questo caso quella di regista (parola grossa se riferita a me), fondamentale è stato l'incontro con Jean Paul Carradori nel Dicembre 2005. Ho già parlato di lui in un post precedente e non voglio addentrarmi oltre, però la sua conoscenza mi ha aperto ad un mondo non solo prima a me sconosciuto, ma con il passare del tempo, un mondo nuovo, tecnologico, cosa ancora inusuale per il teatro. Nella fattispecie, l'avvento della tecnologia Led, ha prodotto un salto di qualità che ancor oggi, molte produzioni, stentano ad adottare, ma che in termini pratici, porta un notevole risparmio sia di materiale, sia di corrente, quindi minori tempi di allestimento. Ovviamente una volta assaggiato un buon prodotto, si fa fatica a tornare indietro, e così tutte le produzioni successive al 2005 sono state caratterizzate dall'utilizzo di questa tecnologia. Dal canto mio, ho iniziato ad informarmi su tutte le novità, che non potrò mai permettermi, ma che però mi tengono aggiornato, ed in ogni brefing che faccio prima della stesura tecnica di uno spettacolo, quando parlo con Andrea Ruoli e Gabriele Termine (Jean Paul è sempre super impegnato), almeno so di cosa parlano, e sopratutto, quando vado a vedere degli spettacoli, il mio occhio cade sempre sulla parte tecnica, "giudicando" se sono in presenza di "pionieri" o di "tradizionalisti". E cosi è, anche quando girellando per il web, mi imbatto in articoli che riguardando allestimenti sia per lo spettacolo sia architetturali, non posso non notare la dotazione tecnica, come per la chiesa di Bologna (di cui allego due foto) dove è stata adottata la tecnologia LED, quella stessa che utilizziamo noi. E così, mentre per voi che leggete sono solo "padelle" o scatole bianche, per me sono gli stessi (quasi) fari che utilizziamo noi, e di questo ne vado fiero, perchè quando si parla di tecnologia e innovazione, ci piace essere sempre un pò all'avanguardia. Quindi se tutto il paradiso viene illuminato dai Led, come noi gli artisti senza nome, perchè non ringraziare i miei amici e mentori che senza loro non ci sarei mai (forse) arrivato? Però mi sorge un dubbio: se le luci sono arrivate in paradiso, il suo "proprietario" demanderà a loro l'illuminazione del genere umano? E sopratutto nell'affresco di Michelangelo, nella Cappella Sistina (Città del Vaticano - Roma), quel particolare incrocio tra le mani di Dio e le altre, siamo proprio sicuri che siano quelle di Adamo e non di un light designer?

sabato 12 luglio 2008

Lettera ad un amico (ovvero la butto in politica)


"L'uomo è per natura un animale politico" (Aristotele).

Lo so, quando faccio così sono un pò gigione, al pari di quelli che quando parli, ti inondano da citazioni, frasi, parole che fanno molto radical chic. Perdonatemi se l'ho fatto con una frase, ma anche se non parlerò dei gialli, verdi o bianchi, vorrei scrivere questo post a mezzo tra una lettera e delle riflessioni. Da quando noi facciamo questa attività, ci siamo imbattuti e scontrati con delle realtà che non sto qui a descrivere, ma vi giuro che abbiamo sollevato diversi coperchi e visto cosa bolliva veramente in pentola. Ho già affrontato argomenti sulla gestione del denaro che i comuni spendono per le loro ludiche piazze nei mesi estivi, ma, dato che amministratore di una delle più belle "piazze" italiane, il teatro romano di Fiesole, è il mio carissimo amico Paolo Becattini, vorrei scrivergli una missiva e consegnarla al mio fido portalettere elettronico...

Caro Paolo,

sono venti anni che ci conosciamo, e in tutto questo tempo ci siamo frequentati non assiduamente, ma quel poco che basta per sapere che ci possiamo fidare l'uno dell'altro. Recentemente ti avrei "scosso" volentieri per quella mancata rappresentazione del nostro Notre Dame, nel bellissimo teatro romano di Faesulae (Fiesole), cosa che tu mi avevi promesso, ma si sa, in politica le promesse sono un pò mezze bugie. Non ti nascondo che c'era anche un altra parola per essere a "In Fortezza" a Fiorenza (Firenze), una sorta di estate fiorentina che dovrebbe prendere il posto dell'oramai stantia festa dell'unità. Sapevo già in partenza che con la perdita delle elezioni del 13 Aprile, i comuni amministrati dalla sinistra, sarebbero dovuti correre ai ripari per l'annunciato taglio sulle spese "futili" o copiose. Infatti i cartelloni annunciati i vari concerti in zona, quest'anno sono usciti un pò in ritardo rispetto alla media, perche credo che tutti gli organizzatori dovessero fare i conti con budget più limitati. Sia tu, che altri due nomi, ci avete contattato per avere un buono spettacolo, a costi ridotti, rispetto alle cifre richieste dai vari artisti, tra cui Stefano Bollani testimonial del tuo Jazz Festival. Ma come dice ogni tanto Fabrizio, io sono un eterno illuso, vivo ancora all'epoca di Lorenzo il Magnifico, credo ancora a Babbo Natale, e puntualmente la realtà gli da sempre ragione... E allora caro Paolo, salta il teatro di Fiesole, salta la Fortezza per mancanza fondi... Quindi prevedo un estate di austerity, un estate di messa a punto per le strategie del prossimo anno, fino all'apparire del cartellone ufficiale di "In Fortezza" con i soliti "noti" in concerto: Pelù, Caparezza, Blu Vertigo,... Ma guarda, dalla mancanza fondi all'ingaggio di nomi grossi. Mi viene a mente il "buco" fatto da Italian Wave l'anno scorso, con Piero Pelù in testa... eppure sono ancora li... Certo mi da fastidio prendere dell'ingenuo, ma Fabrizio ha proprio ragione!! E quindi ripenso alla bellissima serata dei tamburi TAIKO, che tu hai voluto organizzare insieme all'amico Daniele Agresti, che non ti è costata un patrimonio, anzi, dalla gente che c'era oserei dire minimo sforzo massima resa, e penso che se tu ascoltassi un pò di più gli amici, che ti sono sempre stati accanto, per l'anno prossimo potresti scommettere su realtà meno "emorragiche" a livello economico, conservando si grossi nomi, perchè non vogliamo essere loro sostituti, ma contornandoli di produzioni meno note, ma di sicuro effetto dironpente. Agli altri suggerisco di essere più impavidi nella scelta degli artisti, perchè con piccoli incentivi possiamo avere delle ottime performance teatrali e musicali (i Killer Queen son un esempio), senza pescare ogni volta nell'aria fritta e rifritta...

Abbraccia tua moglie e i tuoi splendidi figli.

Massimiliano Miniati

sabato 5 luglio 2008

Domenica 13 Luglio...

Ebbene si, si può dire di tutto prima di uno spettacolo... Silvano aveva detto che dopo il Politeama avrebbe smesso. Varie lotte intestine e dolori mestruali e andropause anticipate, avevano sfaldato il gruppo. Poi, pero... la nostalgia un pò prevale, anzi... Ma come dice un vecchio adagio fiorentino, senza lilleri e un si lallera, e nell'attesa che il telefonino squilli, siamo ritornati alle nostre vite...
Domenica 13 Luglio alle ore 21, in Piazza Bartali a Firenze (dove c'è la Coop di Gavinana) ritornano ad esibirsi dopo un pò di tempo Max & Tony che vi accompagneranno in un percorso musicale fatto di bossanova, swing, in una serata dal buon bere (spero) e della buona compagnia. Ovviamente ci sarà tutto il cast del Notre Dame che concederà autografi e foto.... (saremo gli unici ed anche i gatti scapperanno, ma... chi se ne frega!!!!). Chi ha seguito un pò le vicende del gruppo, è naturalmente invitato, e chi non le ha seguite.... è invitato lo stesso!!!

giovedì 3 luglio 2008

Diario del capitano...

... data astrale 2 Luglio 2008. Non importa essere il capitano Kirk per incontrare nuove forme di vita, quando ancora bisogna conoscere la vita sulla terra. Credo che la conoscenza di nuove persone e di nuove culture porti sempre ad un accrescimento di ognuno di noi. Sbagliato è affermare la propria cultura, diciamo che ci dovremmo semplicemente distaccare, o non adereire alle forme più estremiste. Non avevo mai lavorato con i Giapponesi, molto spesso confusi con i Cinesi, e ho sempre saputo e creduto che ci fosse una sostanziale differenza. Della Cina abbiamo la conoscenza attraverso le nostre comunità che vivono in italia, ma dei giapponesi? Ieri sera 2 Luglio, ho avuto modo di lavorare con loro in un campo a me piuttosto noto: quello artistico. Se avete letto il post precedente sono stato il presentatore di una serata di un'antica arte giapponese, il Taiko Do, ovvero la via alle percussioni. Il gruppo era capitanato da il maestro Kurumaya Masaaki, un ometto sulla cinquantina, con i capelli lunghi brizzolati, e con l'espressione simile a quella del saggio maestro Yoda in Guerre Stellari. Ovviamente la somiglianza è spirituale, non fisica, ma credo che George Lucas abbia preso ispirazione in giappone per quel personaggio. Contrariamente ad un normale dietro le quinte italiano, l'atmosfera che si respirava era fatta di gesti, sguardi, movimenti e poche parole. Ognuno sapeva cosa fare, conosceva il suo compito, quello che gli è stato assegnato sin dall'inizio, e sopratutto massimo rispetto per la loro guida, il maestro, al quale non veniva rivolta una sudditanza, ma veniva rilvolta ammirazione, anche dall'allievo, forse più bravo di lui, ma sempre nato dai suoi insegnamenti. Nella ricognizione del giorno prima avevo conosciuto sommariamente tutto il cast, ed essendo all'oscuro di quell'arte, ho cercato di capirne il significato anche dai componenti stessi, le loro espressioni, il loro approccio al teatro. Il giorno dopo avevo già modificato il copione che mi era stato dato, perchè era scritto con la semplicità di chi segue quella via, ma non con la malizia di chi la deve narrare. Dopo aver sfoggiato le mie tre parole in giapponese, e una serie innumerevole di inchini, ed il conseguente mal di schiena, il maestro ha voluto una copia del copione da me rimaneggiato, ed ha accettato, senza neanche conoscermi, quello che poi io avrei fatto per lui sul palcoscenico... Li da gigante che ero rispetto a lui, (credo di essere veramente il doppio!) mi sono sentito piccolo piccolo, e mi ha portato sul suo solito piano, e per pochi minuti ho fatto parte di quell'energia... A fine serata, a cena, mi hanno salutato come il loro regista, dandomi un ruolo che non avrei mai preteso ne voluto, perchè a quel tipo di esperienza ero stato invitato dal mio caro amico Daniele Agresti (Daniele San), e l'avrei fatta comunque, perchè comunque sono sempre stato incuriosito dal loro modo di essere e di vivere.
Per il nostro modo di vedere, forse è un tipo di cultura veramente diversa, e per certi versi è bene che sia così, ma forse un pò giapponese mi sento anche io, perchè ieri sera non mi sono sentito Max, o l'Istrione, o il Capo, ma ho fatto parte di un gruppo dove nessuno aveva la pretesa di dire o di fare, ognuno con il suo ruolo ben definito per arrivare insieme alla meta.
Ringrazio il maestro Masaaki e il mio amico Daniele e spero in futuro di fare ancora parte di quella squadra, magari parlando in inglese e facendo meno inchini, perchè stamani ho già preso un Aulin....

mercoledì 2 luglio 2008

Estate e tamburi TAIKO


E' passato già un anno dalla nostra fortunata piccola tournee in Sardegna, e i ricordi che mi portano a quei tempi, sono ricordi belli e indimenticabili. Ovviamente non bisogna campare sugli allori, ma cercare sempre di fare qualcosa di nuovo, di proporre qualcosa di nuovo, o cercare nuovi stimoli in quello che sappiamo fare meglio: stare sul palcoscenico!

Purtroppo la crisi di questi settori colpisce soltanto i più poveri, quelli che già sono sfigati in partenza rispetto alle grandi produzioni con budget sontuosi. E mi sovviene subito la migrazione dell'Italian Wave che l'anno scorso venne rappresentata nella zona di Firenze con il patrocinio del Comune di Firenze, avente in Piero Pelù il promotore. Risultato di quell'ammasso di gente in ordine sparso 400.000 euro di buco, inghiottiti non si sa dove, spesi non si sa come... Questo è solo un esempio vero, per capire come le amministrazioni comunali buttano via i soldi, dimenticando che le piccole compagnie a volte chiedono 500, 1000 euro per essere felici e rappresentare qualcosa di decente. La risposta è sempre la solita: "non ci sono fondi..." quando esempi come l'Italian Wave ce ne sono a cappellate!!! Dovevamo essere nell'estate fiorentina in un bel progetto alla Fortezza da Basso, ma purtroppo l'organizzatore, che peraltro conosco, è rimasto vittima anche lui dei tagli dell'amministrazione comunale, e quindi, in un periodo di piena austerity, al posto delle vocianti e disordinate feste dell'Unità, ci sarà una sobria estate fiorentina, senza particolari emozioni, cercando di seminare, per l'estate prossima, un terreno arido e supersfruttato.

Nel contempo, altri amici degli artisti senza nome, sgomitando e arrampicandosi sugli specchi, hanno ottenuto un piccolo spazio nell'estate fiesolana, altra kermesse con un bel giro di danaro. Lo spettacolo organizzato dall'amico Daniele Agresti, porta all'anfiteatro i tamburi giapponesi, TAIKO, una filosofia che trova fusione nelle percussioni. A presentare la serata non poteva mancare un artista senza nome, il sottoscritto, che tra un inchino e l'altro, cercherà, senza essere blasfemo, di spiegare al pubblico presente il Taiko Do, ovvero la via al Taiko.

Vi aspetto Mercoledi 2 Luglio ore 21.00 Anfiteatro Romano di Fiesole.

martedì 27 maggio 2008

Ciao Sidney...


Ci sono delle persone che non comosci, ma che ti ispirano qualcosa dentro. Non conoscevo Sidney Pollack, ma ammiravo il suo lavoro. Più volte ho usato lo pseudonimo Max Pollack in omaggio al grande regista e attore. Sicuramente Hollywood perde un grande artista, ma di lui rimarranno sempre i suoi film...
L'attore e regista è morto a 73 anni nella sua casa sulla costa di Los Angeles stroncato da un cancro. Premio Oscar per "La mia Africa". Aveva diretto Sean Penn e Nicole Kidman in "The Interpreter" e recitato in Michael Clayton.
Il regista di Hollywood Sydney Pollack, che aveva vinto sette Oscar con l’epica storia d’amore di "La mia Africa" e raccolto grandi consensi per "Tootsie" e "Michael Clayton", è morto ieri dopo avere combattuto contro un cancro. Lo ha detto la sua portavoce. Aveva 73 anni, era nato il 1 luglio 1934 a Lafayette, nell’Indiana. Pollack è morto nella sua casa sulla costa del Pacifico in un sobborgo di Los Angeles verso le cinque del pomeriggio, circondato dai suoi familiari. La portavoce Leslee Dart ha detto che a Pollack era stato diagnosticato un tumore 10 mesi fa, ma i medici non sono mai stati in grado di determinare l’origine della malattia. Negli ultimi anni Pollack si era dedicato alla produzione e alla recitazione e ultimamente era ancora in tabellone a teatro con "Made of Honor". Una volta aveva definito la sua passione per la recitazione come "una scusa per spiare gli altri registi". Era tornato nell’orbita degli Oscar lo scorso anno, recitando una parte importante nel thriller legale "Michael Clayton", di cui è stato produttore, che vedeva protagonista George Clooney. Il suo trionfo è giunto nel 1985 con "La mia Africa", con Meryl Streep che interpretava una proprietaria di una piantagione di caffè in Kenya e Robert Redford nel ruolo di un avventuriero americano di cui lei si innamora. Il film aveva ottenuto 11 nomination agli Oscar e ne ha vinti sette, tra cui quelli a Pollack per la miglior regia e fotografia.
La sua opera Pollak è uno dei cineasti più inventivi della Nuova Hollywood, autore di capolavori di valore assoluto come "Questa ragazza è di tutti" (1966), "Non si uccidono così anche i cavalli?" (1969), "Yakuza" (1974), ma soprattutto "I tre giorni del condor" (1975), opera che narra gli intrighi della Cia ma nella quale è facile percepire il richiamo all’oscura vicenda del Watergate, di tre anni prima. Dopo varie nomination e qualche riconoscimento di contorno, coronò finalmente la propria carriera nell’86, quando conquistò ben sette premi Oscar per "La mia Africa" (1985), tra cui quelli per il migliore film e la migliore regia; il suo palmares complessivo resta comunque invidiabile, e comprende tra l’altro un Golden Globe, un paio di David di Donatello, un Nastro d’Argento a Venezia, una menzione speciale a Berlino.
Lo stile. A quel tempo, nell’era reaganiana, Pollack aveva ormai gradatamente preso le distanze dal suo stile di denuncia e di analisi sociale, asciutto e visionario al tempo stesso, reso celebre tra gli addetti dall’artificio del "cerchio", suo marchio personalissimo, per convertirsi in abile artigiano del cinema popolare, confezionando veri e propri "blockbusters", non privi di pregio artistico e approfondimento politico, come "Diritto di cronaca" (1981) e "Tootsie" (1982): una propensione che in realtà lo animava fin dalle origini, e che era già emersa in maniera eccellente in "Come eravamo" (1973). Fu anche attore misurato e produttore lungimirante, capace di valorizzare il tirocinio giovanile in teatro prima e alla televisione poi; collaborò tra l’altro con Alfred Hitchcock ad alcuni episodi per il piccolo schermo della serie "Alfred Hitchcock presenta": dal grande maestro mutuò forse il gusto per i cammei personali nei propri film, che si concedeva peraltro con parsimonia. Nell’arco della sua vita Pollack seppe sempre fare tesoro dell’esperienza. Da ragazzo, figlio di un farmacista, avrebbe voluto fare il dentista; poi optò per il mondo dello spettacolo, e seguì le orme del fratello Bernie, costumista, trasferendosi a New York dalla natia provincia e studiando recitazione alla "Neighborhood Playhouse" sotto la guida del leggendario insegnante Samford Meisner.
La famiglia Lui stesso insegnò per parecchi anni, inframmezzati da un bienno sotto le armi, e in quel periodo incontrò colei che sarebbe diventata sua moglie, Claire Grisworld. La coppia avrebbe avuto tre figli tra i quali Steven, il primogenito, perito tragicamente nel ’93 in un incidente aereo in California. Già dagli inizi Pollack cercò e trovò la collaborazione con i migliori attori: nelle diverse fasi della sua evoluzione stilistica, infatti, fu sempre molto attento al lavoro degli interpreti, la cui importanza strategica per la riuscita di un’opera sapeva valutare meglio della maggior parte dei colleghi, lungi da qualsiasi tentazione divistica e dall’arroganza del creatore. Un orientamento mai tradito, come comprovarono la collaborazione con Robert Redford, già suo attore di riferimento, insieme al quale fu co-fondatore del "Sundance Institute", autentica istituzione del cinema americano svincolato dalle grandi majors; e con la "Film Foundation" di Martin Scorsese. Era anche un convinto sostenitore del Partito Democratico, scelta di campo che traspariva dal suo lavoro: un esempio tra tutti, "Il cavaliere elettrico" (1979) e il già citato "Non si uccidono così anche i cavali?". Ironico e rilassato sul set, negli ultimi anni non esitò a fare la parodia di se stesso: come quando partecipava alla sit-com "Will & Grace", o quando apparve in una puntata del serial poliziesco "The Sopranos", prestando il volto a un ex medico incarcerato per aver sterminato la famiglia.

sabato 10 maggio 2008

Una piccola precisazione...

Non so se avete letto nei commenti sul post "8 Maggio". Bene, uno degli ultimi commenti è firmato Leonardo, un signore che navigando in rete, ha fatto visita al nostro blog, e per spirito di curiosità è venuto al teatro a vedere la nostra rappresentazione.
Indipendentemente dal commento (che peraltro io ho particolarmente gradito) sul bello o sul brutto, vorrei far notare che il teatro, come noi lo intendiamo, non si regge sulle grosse produzioni, ma da gente che ci perde delle ore, che sputa sangue, che spende dei soldi per essere pronta all'apertura del sipario. Se tutti avessimo la visione di Leonardo (non da Vinci), della semplice persona, amante dell'arte, non in senso assoluto, ma nel senso di uscire una sera, essere incuriositi da una bella locandina, ed andare a vedere qualcosa di non firmato, i teatri avrebbero linfa vitale, che non è il vil denaro, ma la gratificazione di un pubblico... Poi alla fine ognuno se ne torna a casa con il proprio pensiero, annoverando la compagnia tra i buoni o tra i cattivi...
Siamo lontani anni luce da realtà come la Francia o come l'Austria o l'Inghilterra, per non parlare della macchina spietata che è Broadway. Il Sig. Leonardo giovedì sera ha spento la tv spazzatura, si è alzato dalla poltrona, è uscito dalle quattro mura casalinghe ed è andato in un teatro. Ha preferito il nuovo, il non visto, ha commentato, si è confrontato con me, mi ha stimolato a fare meglio... Se leggete il suo commento, la sua critica, potrete leggere che il lavoro fatto non è da buttare, anzi, ha colto chiaramente i punti forti e i punti deboli, e se ci dovesse essere ancora un seguito, ci ha suggerito un punto da cui ripartire e migliorare.
Questo significa fare teatro, questo significa guardare il teatro... Non i nomi scritti sulla locandina, ma ciò che ci suggerisce la locandina... Grazie Leonardo e grazie a tutti quelli che sono venuti. A chi è rimasto a casa per pigrizia, o a chi avrà detto "questi non li conosco", a chi è rimasto a vedere un rissoso talent show dico: beh! vi siete persi una bella serata fatta di gente vera, di cantanti veri, di balletti veri, con pregi e difetti, di gente che ha sperato in quell'applauso vero, non becero e isterico, di gente che almeno una sera ha vissuto un momento da protagonista e che da quell'applauso ha forse trovato la voglia per continuare..................

venerdì 9 maggio 2008

Dice il saggio...


Già chi sarà l'ultimo a chiudere la porta? Una porta aperta tanto tempo fa che sembra ieri... Proprio ieri in quel di di Prato è andata in scena l'ennesima rappresentazione del nostro lavoro, mai uguale rispetto alla volta prima... Si perchè a noi piace anche, non cannibalizzare il teatro che ci ospita, bensi renderlo parte integrante del nostro lavoro. E' un concetto strano per chi intende far teatro, ma noi non abbiamo mai detto di farlo... Eppure ancora una volta eravamo la, a recitare i soliti gesti, che poi soliti non sono mai, perchè c'è sempre un emozione in più che pervade i miei ragazzi... A dirla così sembra che abbia 80 anni, ma in certo senso, se dico miei ragazzi, è per sottolineare quel filo di strana unione, sottile ma forte al tempo stesso, che ci lega ogni qualvolta siamo insieme. Lo so, ho un caratteraccio, e non sopporto correre per partecipare, ma non mi piace neanche correre per vincere: voglio correre per fare del mio meglio, e così deve essere per tutte le persone che compongono la squadra. Non sopporto le incomprensioni che rallentano la macchina.... Certò non tutti siamo uguali, e ognuno ha il suo carattere, sopratutto le donne (e qui si scateneranno in diverse), però logorarmi in discussioni sterili mi fa passare quel buono che ho nella vena dicendo: "ma chi me l'ha fatto fare?". Ieri sera me lo ha fatto fare un ottimo risultato di tutta la squadra, diciamo che si è manifestata come il Max pensiero, seria, propositiva, ordinata, precisa... Tutto ha funzionato sin dalla mattina, ad iniziare dal montaggio tecnico. Poi, a fine serata, siamo finiti a bere una birra, un bel gruppo di bella gente, e l'immagine più bella che conservo è di una sana partita a biliardo tra i ragazzi e ragazze della compagnia .. (chissa se il mio amico Gabriele ha colto l'immagine...) Sono tornato a casa stanco, mentre le luci della città mi indicavano la strada da seguire verso il mio letto... Passando dall'aeroporto ho visto un aereo arrivare ed un altro partire... Sarà così anche la nostra storia? Chissà... Nel frattempo il sole è tornato e il caldo ha permesso di riporre i maglioni che ti coprono durante il freddo inverno ed io sono tornato ad indossare magliette con improbabili scritte... E' un addio o un arrivederci? Dice il saggio...

giovedì 24 aprile 2008

8 Maggio Politeama Pratese



Date le numerose richieste, anche per posta elettronica, per il reperimento dei biglietti dello spettacolo dell'8 Maggio lascio un appunto per l'aquisto dei biglietti, ringraziando tutti voi per le adesioni che ci state dando.




8 Maggio Teatro Politeama Pratese via Garibaldi 33 tel: 0574603758


Box Office 055210804




Grazie a tutti voi!!!!!!!!

lunedì 21 aprile 2008

LE ROTELLE..dal palco al circuito del Mugello!!


Domenica 20 aprile, al circuito del Mugello si e` tenuta la prima gara del nostro "furgonato" Lorenzo Segoni...ad accompagnarlo c'erano anche le pattinatrici: alcune come spettatrici (le Gnu), altre come ombrelline (Mary,Irene e Giulia), addette allo spazio d'ombra che consola il pilota alla partenza e allieta gli spettatori sulle gradinate.
Siamo orgogliose di aver fatto parte del Team Segoni, e di aver trascinato le rotelle oltre che sul palco (cosa che gia` ci sembrava impossibile), addirittura su un famoso circuito!

Elogio della follia


Siamo quasi al rush finale di questa nostra straordinaria avventura iniziata tanto tempo fa... Non è ne un requiem, ne un addio, ma semplicemente una riflessione su quello che ha rappresentato il teatro e i suoi annessi in questi ultimi tre anni e mezzo della mia vita.

Ieri sera sono andato a trovare il mio amico, nonchè un ottimo tecnico del suono, Marco Pulidori, che stava lavorando per un rappresentazione teatrale, e la sera prima avevo cenato con Gabriele Termine, in ritorno dalla sua fortunata tournee con Paganini, e mi sono fermato a riflettere... Parlare con loro che sono si amici, ma anche professionisti del settore, sveglia sempre in me la voglia di conoscenza del quale non sono mai sazio. Non perchè un domani possa sostituirmi a loro, ma perchè la conoscenza di nuove tecnologie e di nuovi sistemi porta a far crescere le nostre idee, le mie idee, sempre pronte alla partenza per un folle viaggio... Da qui, forse, parte la connessione con "L'elogio della follia", di cui un noto editore lo pubblicò nel 1990 con una interessante prefazione:

«Ad affascinarmi dell’opera di Erasmo fu in particolare la tesi centrale della follia come forza vitale creatrice: l’innovatore è tanto più originale quanto più la sua ispirazione scaturisce dalle profondità dell’irrazionale. L’intuizione rivoluzionaria viene sempre percepita al suo manifestarsi come priva di buon senso, addirittura assurda. È solo in un secondo tempo che si afferma, viene riconosciuta, poi accettata, e talvolta persino propugnata da chi prima l’avversava. La vera genuina saggezza sta quindi non in un atteggiamento razionale, necessariamente conforme alle premesse e perciò sterile, ma nella lungimirante, visionaria “pazzia”»[...]«Tutti noi abbiamo certo riscontrato più volte la profonda verità di questa tesi. E nella mia vita [...] sono stati proprio i progetti a cui più istintivamente mi sono appassionato contro l’opinione di tanti, anche amici cari, i progetti per i quali ho voluto dar retta al cuore più che alla fredda ragione, quelli che hanno poi avuto i maggiori e più decisivi successi»[...].

Una bellissima prefazione che racchiude il mio pensiero in tutta la sua totalità, e forse anche la spiegazione ai miei momenti di grande esaltazione del fare, a quelli della più totale depressione... Chi leggerà queste poche righe, poche come quelli che le leggeranno, forse capirà il mio pensiero, che già avevo espresso in un post precedente, ma che ora rafforzo prima della chiusura di questa bellissima esperienza che ho fatto con tutti voi. Ricordo ancora quel lontano novembre 2004, ricordo ancora tutta la parte tecnica fatta di lampade tradizionali, mixer analogici, microfoni-speriamo-che-funzionino... Ricordo Maggio 2007, Saschall di Firenze, 1300 persone, mixer digitale, fari a led, computer di controllo, supermicrofoni, il mio sguardo sulla scena, e la famosa lacrima sul viso di vera soddisfazione... Sicuramente piangerò anche l'8 Maggio, e forse saranno anche le ultime lacrime... Chissà... "...non è per vanità, quel che valgo lo so..."

sabato 5 aprile 2008

Sono veramente stufo!!!!!!!

Stavo assemblando questo articolo sul mio personale blog, quando mi sono detto: perchè non inserirlo anche in questo? Tutto nasce dalla burocrazia, dall'assurdità, dallo schifo di questa italietta da 4 soldi. Veltroni dice: "We can...".... Ma we can cosa?!?!?!?!? Cosa possiamo fare? Il Can can?
Recentemente ci siamo recati più volte al teatro dove faremo la nostra piccola rappresentazione, e devo dire che la cortesia delle persone che ci hanno accolto è roba di altri tempi. Purtroppo di altri tempi non sono gli usi e costumi degli organi di "controllo", che come vecchie matrone, si surrogano il diritto dei loro possedimenti. Il tutto nasce dalla stesura dei biglietti e le modalità di vendita e assegnazione. Ad un certo punto ci viene detto che 8 posti, sono riservati alla Agenzia delle Entrate e alla SIAE. Cooooooooome?!?!?!?!?!?! Riservati?!?!?!? Vogliamo fare due conti allora? La spesa per l'allestimento dello spettacolo, teatro compreso, si aggira intorno agli 8.000 euri (dico ottomila!!!) e a ben fare dovremmo riuscire a vendere 800 posti ad una media di 10 euro l'uno. Ma chi sono gli artisti senza nome? Un gruppo di imbecilli con la passione del palcoscenico, che "casualmente" gli riesce anche bene, che vogliono fare anche della beneficenza, ma che non avranno mai aiuti da nessuno per "vendere" la loro arte, ma dovranno contare sul passaparola per sperare di coprire almeno le spese. Nello stesso teatro a Maggio ci sarà Massimo Ranieri (scusate il paragone) e il biglietto costerà 65 euro!! (le vecchie 130.000 lire). Ma le spese del teatro sono uguali sia per lui che per noi! Ma come, noi ci accolliamo le spese e in più dovremmo regalare i posti a chi ci tassa (SIAE)? Lo so che queste cose sono effimere rispetto a quello che accade in Italia, ma sono lo specchio di quello che accade... "C’era una volta l’Italia", la terra che vendeva sogni al resto del mondo in tutti i settori. Una vecchia zia che abita da anni vicino a Toronto ti chiama preoccupata: «Ma cosa sta succedendo lì?». Dice che lei, ormai, quasi si vergogna. È colpa di Fox News, della Cnn e anche di Rai International. Tutte quelle cattive notizie che si ripetono come una litania sono difficili da digerire. Napoli è una pattumiera. L’Alitalia non vola. La mozzarella di bufala che sa di diossina e perfino in Corea non la vogliono più. Ora il vino con l’acqua e chissà quante altre schifezze. Il Brunello, nobiltà del rosso, che contamina il Sangiovese con uve bastarde. E i francesi, gli spagnoli, i greci, perfino i greci, che ridono. Magari si esagera, magari non tutto è vero, ma intanto il danno è fatto. E le precisazioni, i distinguo, le mezze smentite non bastano. L’onore è perduto. Era da tanto tempo che l’Italia non godeva di una così cattiva fama. Ora bisogna farci i conti. Il clima economico non aiuta. La recessione è qui davanti a noi, e le stime economiche che parlano di crescita zero confermano ciò che molti italiani scontano sulla propria pelle. Non servono le statistiche per sapere che troppa gente non riesce a pagare il mutuo. C’è un sentimento diffuso di paura, di pessimismo, che fatica ad andare via. È come se un mago cattivo avesse gettato, con un tiro di dadi, un incantesimo del sonno su tutto il Paese. Cosa è successo? C’è un vecchio romanzo di Ayn Rand che racconta la malattia dell’Italia. Il titolo è la "Rivolta di Atlante". È un mondo soffocato dalla burocrazia, dove tutti quelli che hanno talento e coraggio vengono disillusi. È un luogo dove il rischio è un tabù, dove gli imprenditori (come noi) vengono accusati di egoismo, dove il denaro è sterco del diavolo. È una civiltà dove un’élite culturale e politica spaccia per solidarietà un buonismo melenso. È il regno dei predicatori con la faccia da prete, dove c’è sempre qualcuno che dice di voler andare in Africa e non ci va mai. È il bluff di un Paese dove si pretende di controllare tutto e tutto sfugge. Dove la moneta cattiva scaccia quella buona. E la colpa è sempre collettiva. Cosa accade se le poche «minoranze coraggiose», quelle che il sociologo De Rita ritiene siano l’ancora di salvezza dell’Italia, smettono di lottare? Cosa accade se questi qui scioperano? Cosa accade se quelli come noi smettono di credere ai sogni? Cosa accadrebbe se i nostri sogni non venissero più fuori? Rimarrebbero nei cassetti e nelle lacrime di un bambino che non vuole crescere, spazzati via da liti televisive a spettacoli mediocri, mentre nel resto del mondo si sogna ancora.... Leggete la Rivolta di Atlante. È lì la soluzione.