martedì 24 ottobre 2017

Il sistema Weinstein, il più antico del mondo

Fa specie il continuo indignarsi dello star system in merito al "sistema Weinstein" nato dall'antica formula del do ut des. Ci sono settori in cui la meritocrazia è più forte, ma in parecchi altri vince chi sgomita di più, vince chi ha meno morale, vince chi si concede. Noi che nel nostro piccolo siamo passati per i casting, per gli pseudo provini, noi che siamo passati per il "le faremo sapere" sappiamo come vanno le cose e ci immaginiamo come agli alti livelli possa essere molto più amplificato. Fa ridere che Asia Argento venga fuori dopo 20 anni con le denunce a tizio e a caio , lei che in certo qual modo aveva già una sua corsia preferenziale aperta. Giorno dopo giorno esce qualcuno che fa outing confermando di essersi concesso in cambio di un posto al sole. Signori è il sistema. Ed è così in tutti i campi che vi piaccia o no. La carriera del collega di fronte non è cambiata da quando è andato a cena col titolare? Quante volte abbiamo assistito a cose del genere. Nello show business questa è la regola, magari non valida per tutti ma sicuramente valida per molti. Già una nota attrice (parola molto grossa) in uno spot televisivo recitava "beato chi se lo fa il sofà" lei che per prima non incarna i parametri dell'artista. Però è li. La cosa poi più buffa è stata la levata di scudi di Hollywood contro il neo Presidente eletto Trump in special modo le donne che lo hanno appellato di maschilista e approfittatore, le stesse che oggi vengono fuori come lumache dopo la pioggia a denunciare Weinstein. La morale è morta quando Giuda ha venduto Gesù per tredici danari (forse anche prima). Quindi cari attori, attrici di cosa vogliamo parlare? Vi sentite sporchi? Vi siete sentiti usati? O forse voi stessi avete usato il sistema per arrivare dove siete oggi, con le vostre ville e i vostri soldi. Ognuno di voi nel silenzio di una stanza sa cosa ha fatto e per quale motivo. Se vi fate schifo o no non è un mio problema, ma è facile pontificare dopo aver raggiunto lo scopo e una vita più agiata rispetto a chi ha detto NO. Tutto il resto, parafrasando un grande artista, è noia....

giovedì 19 gennaio 2017

Noi che...

Noi che ... ancora abbiamo la capacità di emozionarsi quando un sipario si apre. E' un emozione che parte da lontano da quando nella testa iniziano a girare le prime idee per uno show. I giorni, i mesi e la fatica delle prove svaniscono nel momento in cui la scena prende forma e il pubblico è li a guardarti in attesa della prima nota o battuta. Se fai le cose col cuore non sarai mai pronto a tutto ciò perchè ogni volta è una nuova emozione. Ma tutto questo non sarebbe possibile senza una squadra come la nostra e senza un pubblico come voi. Una squadra fatta di artisti senza un nome, perchè l'artista, quello vero, non ha un nome e nel nostro caso è il ragazzo della porta accanto che non l'avresti mai immaginato illuminato dai riflettori di una scena. Eppure puntuali siamo li emozionati e pronti a farvi emozionare, con il cuore che batte forte più della batteria che sta per suonare. Noi che... ringraziamo chi è accorso in una fredda sera di inverno e che, con lo stupore di trovarsi di fronte ad un qualcosa in più di uno spettacolo amatoriale, alla fine ci ha detto che il tempo è letteralmente volato tanto era bello e ben confezionato lo spettacolo. Oggi ognuno di noi è tornato alla propria vita ma con in mente già l'idea per il prossimo show... Noi Che... 

martedì 17 maggio 2016

Perdonatemi se...

Scriverò un post che forse a molti non piacerà (penso). Molto tempo fa (parecchio purtroppo) un caro amico mi propose una collaborazione in un musical ispirato all'allora già famoso Notre Dame de Paris. Sinceramente non è che ne fossi entusiasta ne tanto meno sapevo di cosa si stesse parlando, e l'unico apporto che potevo dare era la mia conclamata follia. Lo spettacolo è stato portato avanti per 8 anni in Toscana, Sardegna fino alla conclusione a Milano al Teatro Nuovo, emozione ancora viva nella mente di tutti noi. Nel gruppo si sono succedute numerose ballerine e le coreografie hanno subito l'influenza di vari coreografi ma i cantanti sono rimasti gli stessi sin dall'inizio (tranne uno): Fabrizio, Diletta, Luisa, Marcello e Marco (prima Antonio). Voci che ovunque hanno riscosso consensi sinceri, applausi di pubblico vero e non da saggio. Eppure ho sempre cercato di alzare l'asticella cercando di pretendere di più. Solo Marco, lo storico fonico nostro e vero professionista del settore, ha sempre sottolineato la bravura dei cantanti. Sabato scorso sono andato per la prima volta a vedere la "matrice" del nostro musical, quel Notre Dame de Paris che non avevo mai visto. Non mi sto a soffermare sulla scena e sulle coreografie ricche di atleti e ballerini veramente eccezionali, ma l'attenzione si è posata proprio sui cantanti che per l'occasione erano del primo cast, con Di Tonno, Setti, Matteucci... Ebbene, dopo 12 anni sono a fare i complimenti ai miei ragazzi, i miei più vivi complimenti, ma non per demeriti del cast vero anzi, confrontandoli con loro ho capito quanto sono stati bravi pur non avendo un supporto tecnico di prim'ordine. Se Sabato ci fossero stati loro non si sarebbe sentita alcuna differenza e per questo sono ancora qui a dirvi grazie. E la cosa ancora più bella sono state le telefonate degli amici che hanno visto entrambi gli spettacoli... e mi hanno fatto tornare un certo appetito... Chissà, in fondo ogni giorno viviamo l'Amore, la Follia e la......morte a Notre Dame!

lunedì 16 maggio 2016

Dalle gradinate

E' dal 2004 che frequento i teatri per l'allestimento e la regia di uno show. Ricordo ancora la mia prima volta al Teatro di Rifredi quando con poche nozioni ma tanta voglia di imparare, alzai i cursori per il mio primo musical da regista. 12 anni sono passati e nel cammino ho incontrato delle persone fantastiche che ancor oggi mi insegnano qualcosa di nuovo. Ed ogni qualvolta che sono spettatore penso sempre al dietro le quinte, a che cosa staranno facendo, come si staranno organizzando prima e durante lo spettacolo. Rubare con gli occhi la tecnica delle grandi produzioni mi riporta sempre al nostro presente fatto di tanta volontà e di uno staff eccezionale. All'inizio si dava anche il "cencio" poi man mano che siamo cresciuti ognuno ha preso il proprio ruolo e bastano pochi sguardi per capire cosa fare già dalla mattina quando ancora non c'è niente. Dalle gradinate uno spettatore "normale" non può capire tutto questo ma noi si, noi che dal "cinque minuti in scena" iniziamo a pesticciare frenetici affinchè tutto sia pronto, perchè allo spettatore devi dare quell'emozione, la stessa che proviamo noi. Adesso lo spettacolo sta per iniziare e sento l'attesa salire nell'aria... buon lavoro ragazzi! 

martedì 26 marzo 2013

La Compagnia delle Formiche

Difficile trovare post sulle compagnie amatoriali nei siti specializzati. Difficile perchè l'attenzione del pubblico oserei dire "ignorante" è tutta concentrata alla tv oppure nelle grandi produzioni bluff il cui solo pregio è reclutare nomi famosi per opere dal dubbio gusto. La Compagnia delle Formiche è una compagine messa su per diletto dall'amico Andrea Cecchi il quale si è ritrovato con un nutrito gruppo di persone che ha dato vita ad un "passatempo" da avere per chi torna a casa la sera avendo un sogno nel cassetto, un sogno chiamato arte.. Se date un occhiata al sito web (qui), la Compagnia produce opere di ottima fattura sopratutto sul piano della realizzazione con belle scene e bei costumi inseriti in un contesto di luci dove emerge la mano di un professionista quale Andrea Coppini. Come sempre sottolineato su questo blog il consiglio è di uscire la sera evitando di farvi massacrare il cervello da pseudo programmi alla ricerca di talenti e di andare a teatro per vedere cosa può fare la massaia o il pensionato della porta accanto perchè questo si chiama amore e sacrificio. Più i teatri resteranno vuoti e più le persone perderanno l'amore per quello che fanno. La Compagnia delle Formiche è un esempio di amore e passione verso un hobby quale l'arte visiva, e me li giocherei tranquillamente rispetto a compagini più blasonate ma prive di anima. All'amico Andrea dico solo di stare attento qual'ora qualcuno voglia inserirli in un contesto più grosso fino a sfruttarli ed esaurire la loro passione artistica. Per tutto il resto cercate nelle locandine della vostra città magari chissà capiterà anche a voi di ridere e sognare grazie a una formica.

mercoledì 13 febbraio 2013

Lo schifo dello schifo

Sergio Caputo anni fa aveva ragione quando scriveva: "...la radio mi pugnala con il festival dei fiori...". Il buon Sergio ne aveva ben donde dal criticare il Festival di Sanremo e ancora non si era visto il peggio. Ieri sull'ex palco dell'Ariston abbiamo assistito per l'ennesima volta alla morte dell'arte a discapito del più bieco populismo e della politica faziosa e brutta. Non a caso il suo conduttore si chiama Fazio e già chiamarlo conduttore faccio un notevole sforzo. Indipendentemente dall'opinione dell'uomo e delle sue doti, il festival di Sanremo dovrebbe essere presentato da un conduttore vero, da un personaggio "pulito", perchè in fondo a Sanremo si presentano i cantanti e non bisogna fare altro. Fazio è come il suo vestito: scarno, grigio, privo di eleganza e non a caso ha pensato bene di portarsi la Littizzetto sul palco. Quella che una volta era una kermesse elegante oggi è diventata una passerella di personaggi squallidi che altro hanno a che vedere con l'arte del canto. I cantanti stessi vengono offuscati da performance comiche di dubbio gusto se ben si pensa a cosa era il Festival di Sanremo. Mi stupisco anche di Crozza, un bravo artista con dei numeri, nato in seno a Mediaset ed oggi buffone di corte al soldo di Fazio e della Rai. Un artista del suo calibro non dovrebbe scendere a questi biechi compromessi in seno ad una manifestazione così importante e ben vista. Ci sono le sedi per fare politica caro Crozza! Lo schiaffo agli artisti di tutti giorni viene dai compensi percepiti da queste figure. 650 mila euro a Fazio, 300 mila euro alla Littizzetto quando nella vita di tutti giorni un bravo musicista è ostaggio della SIAE e degli scarsi compensi. Un giro di affari per 18 milioni d'euro (si vocifera) per una rassegna canora dove dovrebbero emergere le future canzoni o i futuri artisti. A noi del settore amatoriale che lottiamo per 100, 200 euro a spettacolo o serata fa veramente schifo l'ostentazione di tanta ricchezza pagata coi soldi dei contribuenti in quella gabella chiamata canone. Reparto tecnico a parte il festival costerebbe meno della metà se si pagassero persone normali le quali forse pagherebbero loro stesse per presentare Sanremo con un risultato decisamente migliore. Ma ancora una volta hanno ragione loro: i dati dimostrano che davanti alla TV ci sono state parecchie persone, troppe per lo sperpero di danaro in un momento così difficile. Ma come insegnavano i romani per governare la massa occorrono "pane et circenses" e su questo loro sono veramente bravi.

mercoledì 21 novembre 2012

Un anno fa....

Un anno fa scrivevo l'ultimo post su questo sgangherato blog che ha sicuramente vissuto momenti migliori. Il mondo dello spettacolo in Italia non è così florido come si possa credere anzi... Losche e brutte figure si aggirano sui palchi di tutta Italia e sono pochi quelli che riescono a salvarsi. Noi siamo un pò come i dormienti, creature che si svegliano quando qualcuno ci chiama e puntualmente lo facciamo nel mese deputato al letargo. Il 4 Dicembre torneremo al Teatro Tenda di Firenze, oggi ObiHall, con il "nostro" Notre Dame che ci ha fatto crescere e conoscere e perchè no, anche apprezzare, un pò in giro per l'Italia. 
Ancora una volta saremo impegnati nel sociale aiutando le vittime della strada che hanno nell'Associazione Gabriele Borgogni Onlus e nella sua presidente Valentina Borgogni, una voce autorevole che si sta battendo per trasformare l'omicidio stradale in colposo. Un percorso lungo che vuole essere a difesa e condanna di chi "delinque" per la strada quando è alla guida di un mezzo. Noi, gli artisti senza nome, ancora una volta saremo illuminati dalle nostre care luci, saliremo sul palco avvolti dai nostri piccoli sogni in abito blu, con la speranza di scaturire in voi un applauso e nel contempo una riflessione verso i gesti che facciamo tutti i giorni cercando di non renderli così scontati, come la guida, appunto, di un automezzo.
Il link per le info è qui
https://www.facebook.com/events/162460897232085/
Alzatevi e camminate, spengete l'elettrodomestico e venite una sera a teatro. Noi saremo ancora la col cuore in gola e con la speranza di descrivervi, L'amore, la follia e la morte a Notre Dame!

martedì 13 dicembre 2011

Io penso negativo

E' veramente brutto non saper che scrivere di spettacoli amatoriali o recensire qualcosa di un pò nuovo nel panorama artistico italiano. Sembra che tutto vada a gonfie vele ma in realtà c'è una triste storia dietro le quinte di ogni palcoscenico. Così come ci siamo buttati per ricordare la scomparsa di Marco Simoncelli oggi vi vogliamo raccontare la storia di Francesco Pinna, studente di 20 anni, deceduto dopo il crollo della struttura che doveva servire per il concerto di Jovanotti a Trieste. Francesco Pinna era un ragazzo come tutti noi che lavorava part time per studiare e lo faceva lavorando in quel settore dove si crea la magia di uno spettacolo, l'allestimento di un palcoscenico, le luci, i fili, i microfoni. Solo chi ha lavorato in quel settore può capire, e vi garantisco che è un settore sottovalutato dove pochi guadagnano tanto ma molti percepiscono un misero stipendio. Eppure basterebbe vedere gli incassi per capire che c'è qualcosa che non va e Francesco stava lavorando per 5 euro l'ora che neanche un lavavetri vorrebbe incassare. Eppure questa è la triste realtà. Non che sarebbe cambiato niente sull'esito della fatale tragedia, ma come ho sempre detto in questo blog, nel mondo dello spettacolo italiano ci sono delle incongruenze pazzesche che generano approssimazione e precarietà. Mettiamo il caso che ieri non fosse successo nulla: mai nessuno si è preoccupato di quanto guadagna la manovalanza nei tour. Tutti i big, le più grandi star, perfino Jovanotti che anni fa cantava "cancella il debito" si sono mai preoccupati della condizione dei loro lavoranti. Forse non spetta a loro, ma certamente è per il sacrificio di molti che tutte quelle luci e quel suono escono dal palcoscenico per la gioia degli spettatori. E non stiamo parlando di spettacoli a prezzi popolari, ma stiamo parlando di somme stratosferiche ottenute con biglietti ad un prezzo non proprio popolare. 50 ragazzi lavoravano ieri a Trieste per l'allestimento del più grande spettacolo dopo il Big Bang, uno non è più tra noi, 12 sono feriti è questo il bilancio di un giorno sfortunato che sarebbe servito alla gioia di due ore serali di spettacolo. Non è un problema di guadagno ma un problema di dignità perchè non esiste che a fronte di incassi faraonici i tecnici e gli aiutanti percepiscano stipendi da fame. Ed anche se solo ieri il fatto è venuto fuori nella sua più totale drammaticità, questo dovrebbe far riflette gli organizzatori ed ora anche gli artisti, forse inconsapevoli (non ci credo), che la "manovalanza" andrebbe ripagata meglio per il sacrificio che fanno, e quando noi veniamo illuminati dalla ribalta e applauditi dal pubblico festante un grazie va anche a loro, gli artisti nell'ombra. Ciao Francesco.

lunedì 22 agosto 2011

Ridicoli!

Oramai non c'è da stupirsi più di nulla in questa Italia che sta implodendo su se stessa. Mentre altre regioni tentano in qualche modo di organizzarsi a livello artistico, per fare un esempio sulle attività serali delle città o località turistiche, la Toscana pensa bene di annichilire anche questo settore dove, anche basandosi sui bellissimi luoghi di villeggiatura che abbiamo, Versilia in primis, taglia letteralmente la voce a chi tenta di rendere più colorate le notti estive. Non citando firenze dove a mezzanotte scatta il coprifuoco musicale, in riviera la situazione dovrebbe essere diversa anche perchè, se consideriamo l'overdose di sole di tutti i giorni la vita non inizia prima delle 22, quando un pò di frescura si affaccia sul litorale ed il vacanziere esce per il gelato o cocktail. L'altra sera eravamo in un bel locale del Forte dei Marmi per una serata all'insegna della buona musica, proprio li nella zona dei bagni che costeggia tutto il litorale versiliano. Ristorante cocktail bar, bella gente, bel servizio e ovviamente sax e voce (no un concerto rock) prospicenti la strada dove si assisteva anche ad un bel passaggio sia di fauna che di vetture sportive. Per il motivo di cui sopra non abbiamo iniziato prima delle 22 anche per non disturbare la gente che stava mangiando e che solo dopo al caffè o al drink avrebbe gradito l'accompagnamento serale. Fin qui tutto regolare fino alle 24 o 00 precise quando il gestore ci ha letteralmente fatto smettere causa controlli della polizia locale, come peraltro già successo in passato con tanto di ammenda (salata!!!). La cosa più grottesca è stato lo sguardo del responsabile, intimorito (ci credo) annichilito, quasi ridotto ad uno stato larvale. Ora io mi domando e dico: possibile che in un luogo come la Versilia dove si è fatto la storia del pianobar, la Bussola di Bernardini ne è l'esempio, si sia arrivati a bandire una "professione" come quella delle serate con musica confidential che ha fatto nascere pezzi come "E la chiamano estate"? Il buffo è che anche dopo smesso le auto, la gente, il loro rumore ha proseguito per buona parte della notte, a conferma di una vita che non vuole spengersi a mezzanotte come da cenerentioliana memoria. Che poi non è che la vita chieda proroghe fino al mattino, ma già le una di notte sarebbero un buon traguardo come fanno da anni dall'altra parte (leggasi Riviera Romagnola). Questa è la Toscana signori miei: bella ma sempre più ridicola.

sabato 23 aprile 2011

15 Maggio 2011 il ritorno di una leggenda.

Ebbene si... il nostro gruppo riparte da... dove avevamo iniziato. Dopo il Teatro Nuovo a Milano nel 2009 eravamo tornati a casa stanchi e felici per una trasferta al di sopra delle nostre possibilità, ma alla fine, onorata con impegno e abnegazione da parte di tutti noi. Poi ci sono state varie parentesi tra le quali, la più importante, l'esibizione della nostra Diletta Sebastio nel ruolo di Esmeralda durante la premiazione del Maestro Cocciante nella Basilica di San Marco a Firenze. Ma lo spettacolo fa un pò parte di tutti noi, non solo del cast storico che ancora compone l'ossatura principale, ma anche di tutte le persone che si sono avvicendate e quelle che avranno modo di lavorare con noi. Si riparte da un piccolo teatro, ancora più piccolo di quello del nostro debutto, ma degno di tutta la nostra attenzione, anche perchè, come sempre, la serata è in aiuto dei più deboli, di quelli che vengono narrati nel romanzo, ma anche di quelli che ci sono accanto tutti i giorni e non ce ne accorgiamo... Io sono felicissimo di tornare in scena insieme ai miei ragazzi, ai compagni di tante avventure. Accanto a me non ci sarà un light design o un fonico professionista come ultimamente eravamo abituati ad avere, ma torneremo alle basi del fai da te, ed anche per questo ancora più eccitante.
Roberto de Certo il responsabile de "Il Nido di Pippi ONLUS" ha bisogno di veicolare un messaggio, che è quello della solidarietà nei confronti dei meno fortunati, e tutti noi, insieme a chi vorrà partecipare, saremo ben lieti di poter mettere a disposizione il nostro contributo chi con il canto chi con l'applauso. Non resta che invitarvi a vedere i nostri link per info, foto e prenotazioni ringraziandovi sin da ora per l'attenzione che ci avete dato anche solo leggendo questo post.
Un particolare ringraziamento personale va a Sauro Masini di Citroen Sicar Stile Firenze che ci supporta da due spettacoli a questa parte e questo non può altro che renderci fieri.




venerdì 18 febbraio 2011

Risvegli

Quando alle volte si dice “le coincidenze”… In una mia breve nota di ieri su faccia libro, avevo criticato fortemente l’intervento delle due iene Luca & Paolo sulla pseudo satira fatta sul presidente del consiglio, fuori luogo in un ambiente quale il festival internazionale della canzone italiana. Avevo altresì sottolineato l’atteso intervento di Benigni presagendo una replica se non peggio, di un continium sul totale sputtanamento dell’Italia di una certa parte politica. Ieri sera però ho rivisto con piacere quel personaggio nato nell’aretino nel 1952, cresciuto nelle case del popolo pratesi, e sfociato nel giro dei grandi con una comicità schietta e ricca di satira che lo ha portato a creare Tuttobenigni 82’ un icona della satira politica dove nessuno veniva risparmiato da stilettate semplici e mai volgari, toccando anche argomenti come la creazione, la religione e quant’altro. Benigni dal palco dell’Ariston si è rivelato per quello che è in realtà, un colto personaggio con l’accento toscano, sciorinando pezzi di storia che sembrano inventati ma che in realtà è storia vera, raccontata con la grazia di un giullare e la saccenza di un professore di liceo e forse più. Il suo schierarsi politicamente in questi ultimi tre lustri ha offuscato quello che in realtà lui sarebbe e che lo è stato ieri sera, raccontando l’inizio dell’unità italiana tra il serio ed il faceto, ripescando nella storia antica e recente, aneddoti e personaggi che si sono materializzati sul palcoscenico, osannandoli con fervore, dandogli quel lustro che a scuola non si insegna più oramai da tempo. Intelligentemente ha preso tutti i protagonisti della storia, citando perfino i ragazzi balilla, spiegando l’origine di quel nome e accostandolo al periodo fascista senza alcuna retorica. Ha citato Dante e la nascita del tricolore, ha esaltato Albero da Giussano, il Carroccio, la Lega Lombarda oggi simboli di una corrente politica ma all’epoca simboli dell’Italia che stava nascendo. Intelligentemente ha rimarcato la bellezza e la storia degli eroi italici, ha invocato l’unità di Italia come un bene assoluto colpendo con un colpo di scure tutti quelli che ne invocano la divisione. C’è un Italia nel mondo con all’interno correnti e personaggi che non la pensano allo stesso modo, ma che vivono sullo stesso suolo e protetti dagli stessi confini. Ieri sera Roberto Benigni da Vergaio si è risvegliato da un letargo che durava da troppo tempo, e purtroppo già stamani ho letto critiche brutte, di persone povere e ignoranti che lo avrebbero voluto volgare ed offensivo. Chi conosce la sua storia sa che dietro quella faccia da piccolo diavolo si cela una persona di cultura, che non parla di aria fritta, ma parla di storia, letteratura, religione e attualità, e tanto è il rammarico nel vederlo icona degli ignoranti e di falsi moralisti. Purtroppo però lui a quel gioco c’è stato abbrutendosi di un immagine che niente ha a che vedere con l’artista di ieri sera… La fine del suo intervento è una perla di bravura e stile, quando calandosi nel personaggio di Mameli che rientra a casa dopo aver scritto le parole dell’inno, lo canticchia sottovoce a notte inoltrata, e l’assenza della musica faceva perfino udire il rumore dei moti che di li a poco sarebbero sfociati nella creazione dell’unità d’Italia…

Tutto bello e saggiamente ben orchestrato, peccato per il compenso che l’attore percepirà dalle casse dello stato. 250 mila euro non sono pochi, soprattutto in un momento di crisi come questo, e viene anche da pensare se a parlare siano stati loro o veramente un istinto e un ardore vero, dato che c’è gente che per quella cifra venderebbe pure l’anima al diavolo e andrebbe pure al letto col nemico…

martedì 14 dicembre 2010

Noi che...

Un soddisfazione immensa… non ci sono altre parole per descrivere quello che ho provato Venerdi 10 dicembre al Saschall di Firenze. Tutti fantastici i ragazzi del gruppo, tutti, nessuno escluso. Tutti con la voglia di fare bene anche se nella vita facciamo altro. Perché è questo che ci distingue dai professionisti, la voglia di portare su di un palcoscenico la nostra passione, il nostro amore per un arte che ultimamente ha preso più i contorni della rissa che la ricerca di artisti. Il pubblico poi ha fatto il resto, con gli applausi veri, le risate vere, quella vera partecipazione che si ottiene solo cercando di portare più gente a teatro, senza esosi biglietti e senza nomi di grido. Quando le cose sono fatte bene e con amore, non importa avere il nome su Chi o Novella 2000 per essere qualcuno. Per una sera tutti i ragazzi sono stati qualcuno per il pubblico… Ringrazio come sempre la mia amica Barbara Argentino con i suoi ragazzi del New Florence Pattinaggio Oltrarno, fantastici e coesi, cazzuti ma leggiadri nello scorrere sopra il difficile parquet di un teatro. Monica Benesperi del Dance Studio entrata in questa strana compagine ma subito pronta a cogliere l’essenza e lo spirito di un progetto semplice ma ambizioso allo stesso tempo, assieme alle sue ragazze e al suo energico e mai domo figlio Mirko. I Killer Queen che mi sopportano ogni qualvolta tento di inerpicarmi sulle note del grande Freddie e che puntualmente lascio sempre al mio fedele compagno di avventura Marco Romagnoli molto più in confidenza con il Sol e con il La. Costanza Fenyes new entry insieme alle Poiane, con un intro su Misirlou da capogiro ed una verve da vera beat… Antonio Dugini fedele ottone oramai dal lontano 1990, parte inscindibile dei miei viaggi attraverso lo swing. Niki Giustini sempre più “mio amico” con i suoi saggi consigli e con i suoi monologhi trascinanti, mi inorgoglisce sempre della sua presenza. Fabio Forcillo ancora una volta accanto a me in un percorso iniziato quasi per caso più di 20 anni fa e che oggi ci trova come due ragazzi in dolce cazzeggio davanti al pubblico astante e ridente grazie alle sue barzellette. Ma è chi lavora dietro le quinte che fa il lavoro più sporco, quello lontano dai riflettori, ma senza il quale le cose non funzionerebbero a dovere. Massimo Baldi ha raccolto il testimone di questo arduo compito e lo ha fatto suo, accostandolo alla sua professione di meccanico, risolvendo con la manualità tutte quelle cose che possono sembrare banali, ma fondamentali per la riuscita di uno show, come anche l'organizzazione di un gruppo dietro le quinte. Dopo un anno sabbatico piacevole anche il ritorno di Mario Sipario Fabbri, uno dei fondatori storici degli artisti senza nome. Piacevolmente in regia accanto a mio fratello Andrea, Dresda Dj quando ha le cuffie e novello aiuto regista, si è rivisto Fabrizio Fusi indomito Quasimodo nel nostro musical “Amore, follia, morte a Notre Dame”. Ritrattista dei momenti più felici il Giotto della macchina fotografica Silvano Silvia, come sempre di fronte agli artisti… Paolo Bertocci amico artista informatico che ci ha messi online. Cecilia Chiavistelli paziente addetta stampa a sorbirsi i rifiuti dei giornalisti che non intendono dare lustro, neanche di un rigo sui loro giornali, a queste compagnie che ancora sanno di buono… Va beh… Poi ci sono anche gli altri di euguale importanza che hanno dato il loro contributo ed hanno reso il gruppo più divertente, Jerry, Max Morelli, Ferrini del video, i ragazzi del service Amandla, Alessandro, Vanina, Barbara... Ed infine le più seria Mariagrazia Internò, quella che quaglia ma che quaglia non è, quella che organizza e fa da collante tra noi artisti e il mondo reale, fatto di spese, soldi, sponsor, contatti e quant’altro serva per accenderci le luci e rendere magica la nostra sera… Lo scrivente già lo conoscete, oramai non fa più testo… è cerebralmente perso dentro i suoi sogni…;-)

mercoledì 17 novembre 2010

Noi che....si riparte!!!!!

Dunque, da dove iniziare? Lo so il blog ha vissuto un momento di forte stasi ma daltronde nello scenario degli artisti senza nome e più in generale quelli amatoriali, la verve e la passione che i vari gruppi mettono per la realizzazione dei loro piccoli sogni, vengono sopite da costi elevati, scarso interesse e, purtroppo, anche da sommarie realizzazioni. Noi ci eravamo lasciati a Maggio con la nostra "sfida" di portare un varietà a teatro con tutte le variabili e difficoltà del caso. Sfida vinta con il consenso del pubblico che ha riempito la platea del Teatro Puccini di Firenze.
Contenti ma non paghi, sull'onda di un entusiasmo collettivo, la nostra nuova "sfida" sarà la conquista del Saschall Venerdi 10 Dicembre, che ci ritroverà ancora una volta tutti insieme per questo strano varietà che mette in scena un pò tutti noi, nati qualche tempo fa, con la voglia di divertirsi e fare divertire. Professionisti, amici, gente nuova che abbiamo conosciuto la volta scorsa, ci hanno dato l'input per replicare e noi puntualmente, caduti in letargo ma sempre pronti, siamo ripartiti più convinti che mai.
Come nel nostro consueto stile, vecchi amici ci hanno lasciato per altri impegni, e nuovi amici sono entrati a far parte di questo nostro semplice gruppo ed io sono orgoglioso di dare il benvenuto a Dance Studio ed al gruppo beat Le Poiane che ci accompagneranno dal vivo sul palcoscenico, più la presenza di Carletto "il Ficcanaso" direttamente da RTL!!!
Per l'occasione, grazie a Paolo Bertocci e a Web Prato, è stato creato anche il sito www.noigliartistisenzanome.com dove piano piano stiamo inserendo foto e storie, e con la fantastica possibilità di prenotare i biglietti online semplicemente utilizzando la Carta di Credito e carte Ricaricabili tramite il circuito PayPal. Si perchè come di consuetudine i nostri spettacoli sono improntati sulla beneficenza e per la seconda volta siamo lieti di avere accanto a noi La Fondazione dell'Ospedale A.Meyer nella persona del suo direttore Andrea Fiori che insieme a Vincenzo Giammona dell'Associazione Toscana Genitori Bambini Cardiopatici devolveremo l'incasso al reparto Cardiologia Pediatrica dell'Ospedale Meyer. Ancora una volta accanto a noi sponsor amici che appoggiano l'iniziativa con sano spirito di gruppo per una serata in allegria ma anche di riflessione a favore di chi è stato meno fortunato.
Per chi volesse, su prenotazione anche la possibilità di cenare in teatro con tavolo riservato (min 8 persone) con buffet ascoltando la musica dei Tamanduà che suoneranno dal vivo le piacevoli atmosfere della bossanova.
Un arrivederci al futuro allora!!!!!

domenica 25 luglio 2010

Aria fresca ma non troppo

Dopo le rappresentazioni televisive andate in onda in Rai, il cast di Aria Fresca si è spostato nella piazza e più precisamente nella notte fiorentina di In Fortezza. Noi non potevamo non mancare in quanto nel cast c'è il nostro caro amico Niki Giustini che abbiamo avuto modo di conoscere nel nostro recente show. La cornice di In Fortezza non è delle migliori in quanto eredita un po' lo schema già visto nella Festa dell'Unità, dove si preferiscono palchi più spartani all'uopo di installazioni meglio curate. A condurre Gaetano Gennai già autore dei testi insieme a Carlo Conti della versione televisiva. Devo dire che a dispetto del nome e dei fasti visti alla Capannina in Versilia purtroppo Aria Fresca ha perso tutto ciò che aveva di fresco all'epoca ad iniziare da un brutto Alessandro Paci prigioniero di quel personaggio già visto in Pinocchio e Ohi ohi che crisi, volgare, scontato ed anche cattivo col pubblico astante con infelici battute su gay e portatori di handicapp. Tre le sue finestre nello show e tre sono stati i momenti di assoluta noia per l'ex seccurity delle notti viareggine e francamente alla luce di ciò spero che Conti ne tenga conto, anche perchè il panorama artistico offre di più. Abbiamo rivisto Graziano Salvadori un po impacciato all'inizio col suo personaggio di Achille, un po' troppo legnoso nella battuta che non ha saputo svegliare il pubblico, con uno sketch incolore. Anche i fratelli Atto non avevano più lo smalto dei tempi passati, dove Giustini si è limitato a fare da spalla ad un troppo urlante Salvadori che aveva preso di mira un inutile Gennai rimasto sul palco li con loro. Bellino all'inizio del suo numero il mago silente in kilt, già visto in tv, con numeri di magia surreali ma nel proseguo della serata annichilito dal trend piuttosto negativo dello spettacolo. Niki Giustini apre con le sue imitazioni, brevi e rapide, con battute che strappano l'applauso più per la bravura che per la comicità, comunque sempre strabiliante nei cavalli di battaglia Montesano, Verdone, Banfi e il clone Boldi. Salvadori torna a fare quello che sa fare con un bel monologo che parla del difficile rapporto padre-neonato-moglie, veramente ben condito in tutte le sue sfumature che fotografano la realtà di quei momenti difficili e quanto mai veri. Quello è il Graziano che ricordavo, frizzante, incisivo anche nella recitazione, e forse mal sfruttato dagli autori stessi che hanno preferito le banalità di Paci stroncato anche dai pochi applausi ricevuti. Le risate più vere e spontanee insieme a Salvadori, le ha riscosse Giustini nel suo monologo della macchina Prinz semplice ma efficace con la trovata di simulare il rumore dell'auto mescolandolo alla prosa raccontando una normale domenica di una famiglia al mare. Gaetano Gennai filo conduttore di questa accozzaglia di artisti, sembrava preso e messo li, della serie ci devo essere per contratto, non credendoci troppo neanche lui di un prodotto voluto rispolverare a tutti costi offrendolo ad una televisione in stato comatoso da diverso tempo. Anche il pubblico fiorentino sembra averlo capito ed è stato molto avido nell'applaudire una comicità a tratti volgare e già vista, con persone che hanno lasciato la piazza già alla metà dello spettacolo, peraltro scarso anche nell'allestimento luci. Della vecchia Aria Fresca è rimasto solo il logo in bianco e nero appeso sul fondale di un palcoscenico, e non sarà facile riportarlo ai fasti di un tempo.

lunedì 31 maggio 2010

Un saluto alla storia

Quanti di noi cantano utilizzando dei microfoni oppure ascoltando musica anche durante una passeggiata... La storia dell'audio e elettronica in generale passa da loro, ad iniziare da quel genio di Thomas Alva Edison oppure del nostrano Marconi. Quei concetti che oggi sembrano scontati, all'epoca portarono un innovazione che ancor oggi stiamo sfruttando e vanno sempre ricordati.
Fritz Sennheiser, il fondatore della società Sennheiser Electronic specializzata in apparati audio, è morto lo scorso 17 maggio all’età di 98 anni.
Nato il 9 maggio del 1912, era ancora un ragazzino quando costruì la sua prima radio a galena, ma non immaginava che un giorno sarebbe diventato uno dei più importanti costruttori di microfoni e cuffie del mondo. Fritz voleva fare il giardiniere paesaggista, ma gli anni della depressione economica resero presto vani i suoi sogni. Il giovane decise così di studiare ingegneria elettronica al politecnico di Berlino, il primo passo verso la costruzione del suo impero per gli apparati audio.
Sennheiser se la cavava bene con gli studi, così nei primi anni Quaranta ottenne un dottorato presso l’Heinrich Hertz Institute, dove avrebbe lavorato per molto tempo come ingegnere, conflitto mondiale permettendo. Nel corso della Seconda guerra mondiale, infatti, si impegnò molto per dare supporto tecnico all’esercito tedesco, offrendo la propria collaborazione per la decodifica dei messaggi radio degli Alleati.
A guerra ormai finita, Sennheiser avviò la propria società in un piccolo laboratorio dove lavoravano sette impiegati, facendosi conoscere rapidamente in Germania. La svolta arrivò poco tempo dopo, quando il colosso Siemens decise di acquistare una grande quantità di voltmetri dalla piccola azienda. Il denaro ottenuto grazie agli ordinativi consentì a Sennheiser di investire maggiori risorse nella ricerca, arrivando rapidamente alla produzione di un nuovo modello di microfono intorno al 1947, come racconta il New York Times.
Altri prodotti di Sennheiser comprendono le prime cuffie aperte. Introdotte sul mercato nel 1968, le cuffie avevano degli auricolari piatti e circolari da posizionare sulle orecchie a differenza degli auricolari tradizionali concavi che racchiudevano interamente le orecchie.
Alla società tedesca viene riconosciuta l’invenzione del microfono “shotgun”, solitamente utilizzato nei set cinematografici per la registrazione delle voci degli attori a distanza, escludendo i suoni e i rumori off-axis.
Dopo una vita passata tra strumentazioni audio e laboratori di ricerca per innovare i propri prodotti, Fritz Sennheiser decise di ritirarsi nel 1982, lasciando spazio al figlio Jörg. La notizia della morte del fondatore è stata comunicata ai clienti, ai dipendenti e ai tanti appassionati sul sito web della società.
L’azienda conta ora più di 2100 impiegati in tutto il mondo ed è ancora interamente nelle mani della famiglia Sennheiser, con impianti di produzione in Germania, Irlanda e Stati Uniti. Nel 2008 le vendite hanno raggiunto quota 500 milioni di dollari.
La storia dell'industria europea dell'audio rimarrà indissolubilmente legata al nome di Fritz Sennheiser.